La politica cambia sempre. Le storie inventate mai

“Perché un racconto dovrebbe essere socio-qualcosa? La politica…la cultura…la storia…non sono forse gli ingredienti naturali di qualsiasi racconto, se ben scritto? (…) Cioè…non potreste permettere a un racconto di essere semplicemente un racconto?”.

  
Quanto di Stephen King c’è in Bill Denbrough? Trovo le riflessioni  di quest’ultimo sulla narrativa meravigliose: “Se mai narrativa e politica diventeranno intercambiabili, mi ucciderò, perché non saprò che cos’altro fare. La verità  è che la politica cambia sempre. Le storie inventate mai”.
Permettere a un racconto di essere solo un racconto. Perché questo fa tanto orrore a molti scrittori?

La politica cambia sempre. Le storie inventate mai

Il Bortolo ideale

Che ci sta a fare il narratore esterno quando parla? Stamattina ho riletto una pagina di Baldi su I promessi sposi, in cui il critico sostiene che la scelta di un narratore extradiegetico in Manzoni comporta una “unilateralità perentoria” , che non consente al lettore di essere libero di orientarsi di fronte alla materia di narrazione. L’autore onnisciente è sempre presente e commenta, giudica azioni e pensieri dei personaggi “imponendo il suo giudizio in un’unica direzione”.

L’accusa finale a questa tecnica narrativa è quella di chiudere tutta la realtà entro le maglie di un “sistema ideologico totalizzante”.  La cosa più subdola del Manzoni, secondo il Baldi, è che non dica giara mente ciò che pensa, ma che lo affido a un sostantivo, a un verbo che già veicola una interpretazione, a un nome che carichi di valutazione un fatto. Insomma: che usi la lingua come uno scrittore. Vogliamo un esempio di come esprimere una valutazione, senza esprimere una valutazione?

“Ai tempi in cui accaddero i fatti he prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, è il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnava la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavano di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavano mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’ube, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia”.

Una critica al l’ironia manzoniana può partire da due direzioni:

– lo scrittore deve subito mettere le carte in tavola e dire come la pensa, senza nascondersi fra le parole.

– lo scrittore deve narrare oggettivamente (???) la realtà (???), lasciando il lettore libero di farsene una idea.

 La prima posizione è affine all’organetto della rivoluzione di cui parlava Vittorini, declinando l’invito di Togliatti ad usare la letteratura come braccio armato della ideologia politica; la seconda credo che poggi le basi su una epistemologia che non trova posto neppure nelle cosiddette “scienze esatte”. Provate ad andare da un fisico e parlargli di realtà, oggi, dopo Heisenberg è Schrödinger.

Quindi come risponde il povero Alessandro a tante critiche?

“Forse voi vorreste un Bortolo più ideale: non so che dire: fabbricatevelo. Quello era così”.

Il Bortolo ideale

Lo sguardo di Palomar

“Sarebbe questa la natura? Ma nulla di ciò che egli vede esiste in natura: il sole non tramonta, il mare non ha quel colore, le forme sono quelle che la luce proietta sulla retina”.
È periodo di riletture: It e Palomar.

Cos’è Palomar? Quanto pesa sulla nostra lettura il fatto che sia stato il saluto di uno scrittore? 
“Si è convinti che la spada esisterà anche senza di lui: finalmente s’asciuga con un telo di spugna e torna a casa”.
Avrà accetto, Palomar e Italo, l’esistenza del mondo senza l’occhio che lo narra? 

 

Lo sguardo di Palomar

le correzioni

Tre più tre cose su Franzen (finito Le Correzioni).
Mi piace 
1. l’intreccio. Riesce a sorprenderti, a riprendere i personaggi da varie angolature.

2. I tempi. Usare il flashback senza colpo ferire.

3. Le parole.
Non mi piace.
1. Prendere i libri (vale per Le correzioni e anche per Purity) e pensare che una sforbiciata a 200 pagine non farebbe male.

2. Sono necessari così tanti personaggi?

3. Stai scrivendo un romanzo, non fai sociologia.
  

le correzioni

Sopravvalutato a chi?

Tornare anche a leggere gli italiani, a volte. (pensiero semi-avvelenato, da un commento su un social, che considerava Giovanni Verga uno scrittore “sopravvalutato”).

 

È mai possibile che in questa orgia di corsi di scrittura creativa, in questa bolgia di tecniche narrative importate dagli States e in francesismi sbrodolosi, non sappiamo guardare in casa nostra?

Io non sono una appassionata di Verga, non è tra i miei preferiti, però vorrei chiedere allo svalutatore di chiarirmi tre punti:

  • La tecnica dell’impersonalità
  • La tecnica dello straniamento
  • L’utilizzo del discorso indiretto libero senza virgolette.

 

Li trova interessanti per come li usa Verga? Crede che prima di lui qualcuno lo avesse già fatto?

“Così stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero, e ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto. E ci stette fin quando cominciarono ad udirsi certi rumori ch’ei conosceva, e delle voci che si chiamavano dietro gli usci, e sbatter d’imposte, e dei passi per le strade buie. Sulla riva, in fondo alla piazza, cominciavano a formicolare dei lumi. Egli levò il capo a guardare i Tre Re che luccicavano, e la Puddara che annunziava l’alba, come l’aveva vista tante volte. Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a pensare a tutta la sua storia. A poco a poco il mare cominciò a farsi bianco, e i Tre Re ad impallidire, e le case spuntavano ad una ad una nelle vie scure, cogli usci chiusi, che si conoscevano tutte, e solo davanti alla bottega di Pizzuto c’era il lumicino, e Rocco Spatu colle mani nelle tasche che tossiva e sputacchiava. “Fra poco lo zio Santoro aprirà la porta” pensò ‘Ntoni “e si accoccolerà sull’uscio a cominciare la sua giornata anche lui.” Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto, tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta e disse: “Ora è tempo d’andarsene, perché fra poco comincerà a passar gente. Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Rocco Spatu”.

Sopravvalutato a chi?