il reale è razionale?

Foto: Lo credo, lo credo

 

« Lo Stato è volontà divina, come spirito presenziale, come spirito esplicantesi e reale figura e organizzazione di un mondo».
« L’ingresso di Dio nel mondo è lo Stato».
«Si può dire della storia universale che essa è la raffigurazione del modo in cui lo spirito si sforza di giungere alla cognizione di ciò ch’esso è in sé. Gli OrientaIi non sanno ancora che lo spirito, o l’uomo come tale, è libero in sé. Non sapendolo, non lo sono. Essi sanno solo che uno è libero; ma appunto perciò questa libertà è arbitrio, barbarie, gravezza della passione, o magari anche mitezza e mansuetudine della passione stessa, che anch’essa è solo un caso di natura o un arbitrio. Quest’uno è perciò solo un despota, non un uomo libero, un uomo. Presso i Greci, per primi, è sorta la coscienza della libertà, e perciò essi sono stati liberi; ma essi, come anche i Romani, sapevano solo che alcuni sono liberi, non l’uomo come tale. Ciò non seppero né Platone né Aristotele; e perciò non solo i Greci ebbero schiavi, e la loro vita e il sussistere della loro bella libertà fu vincolata a tale condizione, ma anche la loro libertà non fu in parte che una fioritura accidentale, elementare, transitoria e ristretta, e in parte, insieme, una dura schiavitù dell’umano. Solo le nazioni germaniche sono giunte nel cristianesimo alla coscienza che l’uomo come uomo è libero, che la libertà dello spirito costituisce la sua più propria natura. Questa coscienza nacque dapprima nella religione, nella regione più interiore dello spirito; ma permeare di questo principio anche la natura del mondo era compito ulteriore, per assolvere pienamente il quale occorreva una lunga e difficile opera di educazione».
«Gli spiriti dei popoli sono i membri del processo per cui lo spirito giunge alla libera conoscenza di sé. I popoli peraltro sono esistenze per sé – qui non abbiamo a che fare con lo spirito in sé – e come tali hanno un’esistenza naturale. Essi sono nazioni, e per tale aspetto il loro principio è un principio naturale; e poiché i principi sono distinti, così naturalmente lo sono anche i popoli. Ognuno ha il suo principio proprio, a cui tende come a suo fine raggiunto il quale, non ha più nulla da fare nelmondo. […] Le sue manifestazioni sono religione, scienza, arti, destini, eventi. Ciò, non il modo in cui un popolo è determinato per natura (come potrebbe suggerire la derivazione di natio da nasci) fornisce al popolo i1 suo carattere. Ciò esso deve compiere e ciò esso compirà: ma questo compimento è insieme il suo tramonto, cioè il sorgere di un altro grado, di un altro spirito. Il singolo spirito di un popolo compie la sua realizzazione costituendo il trapasso al principio di un altro popolo: e così ha luogo un processo, un sorgere, un avvicendarsi dei principi dei popoli.
Mostrare in che consista il nesso di questo movimento è il compito della storia filosofica.
Lo spirito agisce per sua essenza, reca in atto ciò ch’esso è in sé, traducendolo nella propria azione, nella propria opera; così diventa oggetto a sé stesso, e ha sé innanzi a sé come realtà esistente. […] Ogni popolo ha questo sentimento. L’individuo trova di conseguenza innanzi a sé l’essere del popolo come un mondo già pronto e saldo, che egli deve assimilare. Egli deve appropriarsi questa realtà sostanziale, affinché divenga suo carattere e capacità, affinché egli stesso sia qualche cosa. L’opera esiste, e gl’individui debbono adeguarsi ad essa».

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