Filosofia in versi….

Dal pozzo alla scala

per oggi, i presocratici….

 

 

Un bel giorno quel Talete

che era un dei sette saggi

forse avendo un po’ di sete

cercò un pozzo nei paraggi

 

ma si sa la distrazione

è una srana malattia

lì vi cadde il vecchio Jone

e nacque la filosofia.

 

Lui si fece un gran perché

«com’è nato questo mondo?»

ricercò quindi l’arché

in quell’acqua che nel fondo

 

del suo pozzo avea trovato, 

la servetta sua rideva

del Talete già bagnato,

dei pensieri che faceva.

 

C’è chi non la prese bene 

la sua vena immaginaria

gli rispose Anassimene:

«vedi che l’arché è l’aria».

 

Li guardava allibito

Anassimandro con ironia

già puntava al’infinito

pensò la teleologia.

 

«Ma è l’essere ifinito

o il divenire è tutto?»

chiese questo Eraclito

e la guerra dà il suo frutto

 

quindi l’esser non è puro

e si cangia nei contrari

lui divenne quindi oscuri

e i concetti non son chiari.

 

Gli rispose l’Eleate:

«Io ti fò un gran perché: 

sai tu dirmi, o grande vate,

se il non essere non è?».

 

Così andavan discorrendo

sempre intorno alla natura

e si andava già intuendo

che oltre i sensi c’è una pura

 

essenza, sostrato o sostanza

forse u numero o un’idea

e Democrito che avanza

il mondo a caso ponea.

 

Così atomi, omeomerie

Anassagora e Melisso

e di tante stramberie

è già colmo il cielo fisso.

 

E già sfuggon come anguille

i pensieri di Zenone

con la tartaruga e Achille

egli ebbe un’intuizione:

 

«Non sto fermo e non mi muovo

come una frecia scagliata

vuoi vedere che ti scovo

un’idea giammai pensata?».

 

Quel Zenone un tipo strambo,

forse quasi già un sofista

e che scrisse un ditirambo

ma non fu ilozoista.

 

Viene dopo da Agrigento

un filosofo un po’ arcano

che di idee ne ebbe cento,

ma morì dentro un vulcano.

 

Finalmente ad Atene

ci dilettano i sofisti

con parole proprio amene

ma li chiaman nichilisti

 

e Protagora ci insegna

«L’uomo è metro delle cose

ma Platone poi lo sdegna

con accuse velenose

 

 

e quel Gorgia un po’ saccente

che si fece anhe pagare

disse «L’esser non è niente

e e non si può omunicare»

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