Perché un Corvo assomiglia a uno scrittoio?

“Perché un Corvo assomiglia a uno scrittoio?” “Eccoora ci sarà da divertirsi!” pensò Alice. “Sono contenta che mi facciano gli indovinelli”. E aggiunse forte: “Credo di saperlo…” “Vuoi dire che credi di poter trovare la risposta?” domandò la Lepre Marzolina.

“Proprio così” rispose pronta Alice.

“Allora dimmi subito quello che credi ” riprese la Lepre.

“Come volete” rispose in fretta Alice. “Vi dico quello che credo…perché io quello che credo dico… è la stessa cosa”.

“Non è per niente la stessa cosa!” esclamò il Cappellaio. “Vorresti forse sostenere che la frase “vedo quello che mangio” ha lo stesso significato di “mangio quello che vedo”?” “O vorresti sostenere” proseguì la Lepre Marzolina “che la frase “mi piace quello che prendo” ha lo stesso significato di “prendo quello che mi piace”?” “E vorresti forse sostenere” concluse il Ghiro (il quale sembrava che parlasse dormendo) “che la frase “respiro quando dormo” ha lo stesso significato di “dormo quando respiro”?” “Per te è la stessa cosa!” disse il Cappellaio. E a questo punto la conversazione finì e tutti restarono in silenzio per un minuto mentre Alice si sforzava di ricordare più cose che fosse possibile dei corvi e degli scrittoi. Ma non erano molte.Il primo a rompere il silenzio fu il Cappellaio. “Che giorno del mese è oggi?” domandò rivolto ad Alice. Aveva tirato fuori dal taschino l’orologio e lo guardava inquieto scuotendolo di tanto in tanto e portandoselo all’orecchio. 

Alice esitò per un attimo e poi rispose: “Il quattro”.

“E’ indietro di due giorni!” sospirò il Cappellaio. E guardando di traverso la Lepre Marzolina aggiunse: “Te l’avevo detto che il burro non è buono per aggiustare gli orologi!” “Ma era burro del MIGLIORE!” rispose la Lepre con tono di scusa.

“Sì sì ma devono esserci scivolate dentro anche delle briciole” borbottò il Cappellaio. “Non avresti dovuto spalmare il burro sull’orologio col coltello del pane”.

 

 

 

Lo devo ammettere, se mi si chiedesse qual’è il mio personaggio letterario preferito, non avrei titubanze: Il Cappellaio Matto ( e questo ancor prima della meravigliosa interpretazione di Johnny Depp). Ricordo che da bambina leggevo ininterrottamente il settimo capitolo (Un té da pazzi) e forse il gusto per il paradosso è nato là. Il Cappellaio Matto è discorso e movimento, il suo ambiare compulsivamente posto nella lunga tavola mi diverte un mondo. È un personaggio che sembra dirti ad ogni passo che la sua illogica è molto più vera di tante logiche.

 

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