Ancora Marquez…

Uno dei ricordi più belli che il nome Garcìa Marquez mi evoca è questo. Io e mio marito eravamo in Bolivia, in un locale silenzioso e spopolato. Il proprietario serviva caffè colombiano e iniziammo a parlare del più e del meno, con la gioia di scambiare spagnolo e italiano. Gli chiesi da dove veniva.

«Dalla Colombia» mi disse, con una espressione che decifrai subito.

«Garcìa Marquez!» gli dissi.

Lui mi abbracciò, commosso. Io capii cosa voleva dire quell’abbraccio. È come se a me, siciliana, quando vado in giro per il mondo, invece di dirmi “Sicilia, Mafia” mi dicessero: «Sicilia…ah Pirandello!». Anche io abbraccerei chi mi dicesse questo. Lui, infatti mi disse che era stufo si sentire la parola droga, delinquenza minorile o traffico di armi associato al nome Colombia, ecco perché quella esitazione nel rispondere.

No, gli dissi, per me la Colombia è Marquez, come la Sicilia è Pirandello e Napoli è Eduardo. È una forma di vittoria della bellezza, su tutto.

Grazie Marquez

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