Rinaldo

 

 

Nella sua passeggiata, tra fichi d’india e agavi, nel silenzio interrotto dalle cicale, Tiziano aveva capito. Gli era venuta un’immagine in mente, uno dei pupi che aveva visto a Palermo, mossi dalle sapienti mani dei pupari. Quasi teneri nella loro rigidità e nei loro movimenti indotti. Lui era stato un pupo, niente di più e questa verità lo aveva punto come una fastidiosa vespa. Le bomboniere, gli inviti, perfino l’abito bianco costato di certo una fortuna erano fumi creati per confondere lo spettatore. Giulia indossava la veste di una giovane ragazza indifesa, ma in realtà aveva programmato tutte le carambole di quel gioco. Aveva utilizzato Roberto come la palla rossa scagliata con precisione su quelle bianche, che erano rispettivamente Marco e lui. Lui, quindi, si era limitato a rimbalzare secondo una traiettoria lucidamente programmata, come un oggetto senza intendimento.

Gli erano tornate in mente le parole di Camilla, quando l’aveva messo in guardia da Giulia. Lui l’aveva presa in giro, erano le sue solite paranoie, le aveva detto. Come si poteva temere quella ragazzina fragile? Camilla lo aveva guardato con attenzione e gli aveva detto che finalmente aveva capito il potere occulto delle donne, che finora gli era sembrato una finzione letteraria.

Tiziano aveva riso e le aveva chiesto spiegazioni.

«Se perfino tu, non riesci a vedere una cosa evidente ….».

«Sentiamo – l’aveva provocata Tiziano – perché non la vedrei?».

Camilla non riusciva a dire il motivo per cui lui non vedeva quella verità, perché avrebbe dovuto buttare a mare tutto il sogno di Tiziano che l’aveva accompagnata per più di vent’anni.

«Non te lo dico» gli aveva detto con dispetto.

«Meglio: l’arte non ha bisogno della filosofia per andare avanti» le aveva riposto Tiziano, alzando le spalle.

Mentre tornava a casa, ripercorrendo il sentiero della spiaggia, Tiziano si sentì uno sciocco presuntuoso. Anche lui, come Camilla, aveva sopravvalutato se stesso. Aveva creduto di essere fuori dal cerchio abbagliante delle illusioni, si era raccontato che il suo intelletto teneva in pugno i suoi istinti, invece quelli erano stati tenuti in pugno da una ragazzina viziata. Si era fatto muovere come un pupo e, come tutti i pupi, aveva dato l’impressione di agire per moto proprio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...