Come parlare a un lettore (II parte)

 

 

Compito del lettore è azzardare delle  ipotesi; ma quando deve farlo? Quando cioè, capisce che l’Autore lo sta mettendo davanti a un bivio?

Nella terza delle sei conferenze tenute ad Harvard (edite da Bompiani con il titolo Sei passeggiate nei boschi narrativi), Umberto Eco si occupa dell’indugio. Potremmo dire che quando il già pigro testo diviene ancora più pigro, dobbiao capire che l’Autore vuole comunicarci qualcosa. Il testo si “Impigrisce” ulteriormente rallentando e permettendo al lettore di compiere le passeggiate inferenziali. È come se l’Autore dicesse : «ora prova ad andare avanti tu!».

Uno degli esempi più nobili di indugio ce lo fornisce Asessandro Manzonii con le pagine sulle grida inserite fra l’apparizione dei bravi a Don Abbondio e il racconto di quello che i bravi gli diranno. Le grida sono segnali di suspence che mettono il lettore nelle stessa tonalità emotiva del curato di campagna, in modo che la domanda «Che fare?» non sia rivolta solo al povero Don Abbondio, che non sorge nessuno dietro di sé né avanti a sé, ma anche ai lettori.

Vi è  anche chi gioca a carte ancora più scoperte di quanto non faccia Manzoni e diventi un Autore “fin troppo invadente”, che non esita a dare del tu al proprio lettore, a interrogarlo, a sbeffeggiarlo:

«E già da un paio di pagine che stai andando avanti a leggere e sarebbe ora che ti si dicesse chiaramente se questa a cui io sono sceso da un treno in ritardo è una stazione d’una volta o una stazione d’adesso; invece le frasi continuano a muoversi nell’indeterminato, nel grigio, in una specie di terra di nessuno dell’esperienza ridotta al minimo comune denominatore. Sta’ attento: è certo un sistema per coinvolgerti a poco a poco, per catturarti nella vicenda senza che te ne renda conto: una trappola. O forse l’autore è ancora indeciso, come d’altronde anche tu lettore non sei ben sicuro di cosa ti farebbe più piacere leggere» (Italo Cavino, Se una notte d’inverno un viaggiatore).

 

Se una notte d’inverno un viaggiatore è l’opera che meglio esprime la cooperazione interpretativa: in essa l’Autore espliitamente ricera l’intervento del lettore.

 

(continuerà….)

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