Albertine

 

 

Il nome di Albertine compare, nella Recherche, 2.360 volte. Più di qualunque altro personaggio. La madre e la nonna, insieme, non compaiono che 1.404 volte (cfr. E. Brunet “Le voucabulaire de Proust”, Slatkine-Champion, 1983). Tra tutte le meraviglie del Proust scrittore, il personaggio di Albertine è la più grande. Ineffabile, incomprensibile, apparentemente non ha nulla di strabiliante, non ha le caratteristiche ammalianti di Oriane de Guermantes, eppure è un polo magnetico. Non capiamo il motivo per cui Marcel la ami a quel modo, anzi in effetti la parola stessa “amore” ha un colore diverso in questo sentimento. È un amore nascosto, negato, di cui Marcel prova vergogna e che emerge in modo dirompente sotto la forma di gelosia. In effetti, Albertine non è nulla, è il concentrato del solipsismo di Proust: esiste solo per fare rimbalzare i sentimenti dell’io narrante, è un foglio bianco su cui l’innamorato proietta tutte le sue fantasie è, secondo Julia Kristeva: “la teoria floreale della sessualità ermafrodita che Proust sviluppa a proposito di Charlus” . Albertine Simonet appare ne All’ombra delle fanciulle in fiore, insieme alle altre, briosa come l’adolescenza. Marcel le guarda da lontano, le desidera tutte indistintamente. Lui finge di amare Andrè, la sua amica. Alla fine di Sodoma e Gomorra decide di portarla con sé a Parigi e inizia un rapporto morboso con questo essere che, pur vivendo di fatto da prigioniera, sfugge alla comprensione del narratore. Ne La prigioniera Marcel prova a incatenarla alle sue rappresentazini, a farla diventare del tutto sua, ma Albertine sfugge, è illeggibile e Proust ce l’aveva già spiegato: «Si può provare simpatia per una persona. Ma per scatenare quella tristezza, quel sentimento d’irreparabile, quelle angosce che preparano l’amore, ci vuole — ed è forse questo, più che una persona, l’oggetto vero e proprio che la passione cerca ansiosamente di attingere — il rischio di una impossibilità». Albertine è la raffigurazione di questa impossibilità: la vuole sposare, ma sa che in fondo lei è e può essere solo una mantenuta, rivive in sé la disperazione di Swann, condita con l’atroce sospetto che Albertine abbia relazioni omosessuali. Albertine è misteriosa perché l’amore di Marcel sembra oscillare fra la volontà di renderla oggetto e quella di cogliere in lei tutte le sfumature dello spirito, la osserva, la studia: «Gustavo il suo sonno con un amore disinteressato e tranquillizzante, così come restavo per ore ad ascoltare il frangersi delle onde. Forse è necessario che gli esseri siano capaci di farvi tanto soffrire perché nelle ore di remissione vi procurino la stessa calma pacificante della natura».

Alla fine de La prigioniera, Albertine se ne va, rifiuta di essere il gioco nelle mani dell’Amore solitario di Marcel e comincia l’elegia di Albertine scomparsa.

Il colpo di genio di Proust è non fare morire la sua perversa gelosia insieme ad Albertine. Quando fisicamente Albertine muore, nell’autore è più viva che mai, dimostrando l’inessenzialità dell’essere amato – agli occhi di Proust – nella realtà dell’Amore, che si nutre solo delle fantasie dell’amante. La gelosia di Proust proseguirà, i suoi interrogativi si centuplicheranno, con ancora più rabbia, perché non c’è più alcun principio di realtà che possa arginare il suo delirio. Ci sono solo carte, voci di altri, racconti, fantasie. «I veri paradisi sono i paradisi che abbiamo perduto», morendo Albertine è diventata immortale.

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4 Comments

      1. Più che un commento, mi toccherebbe scrivere una mia autobiografia, poco interessante, eheh…:)
        Conservo ancora nel mio portafogli un passaggio in cui Proust descrive la condizione dell’innamorato infelice (di Albertine), il quale comprende, alla fine, che le sue speranze erano di natura quasi “mistica”, perché fondate sull’aspettativa che il futuro potesse essere completamente diverso dal passato, quando invece di quel passato conserverà ancora tracce indelebili.
        Non so se la “è” accentata è un lapsus, ma “Albertine è i puntini di sospensione” è stupenda, quindi anche se è un lapsus ti consiglio di non trasformare la “è” in “e”. 😀

  1. no, stavolta non è un lapsus. Che bello che conservi nel tuo portafogli qualcosa su Albertine! Io amo le pagine che seguono alla notizia della morte di Albertine. Proust è inarrivabile. Una biografia proustiana – ma di noi stessi – sarebbe un valido esperimento letterario. Del resto Proust dà forma al mondo perché mangio madeleine e mi rigiro nel letto, con decadente pigrizia.

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