Ancora un gioco: Il risveglio.

Dopo avere in modi così divertenti – o angosciati – descritto la nostra insonnia, ora mi incuriosiscono i vostri risvegli. Stavolta sfidiamo, neanche a dirlo, un certo Gregor Samsa , che non ha avuto propriamente un risveglio tranquillo:

“Destandosi da sogni inquieti, una mattina Gregor Samsa si trovò trasformato in un insetto. Era disteso sul dorso, duro come una corazza, e alzando un poco il capo….”

(Traduzione mia)

E voi com vi siete svegliati stamattina ?

P.s. Buongiorno!

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  1. Ricordo l’acqua di un fiume e noi due immersi, trascinati dalla corrente. Era notte, ma non avvertivo pericolo. Al contrario, provavo una sensazione di piacere nell’affidarmi a quel flusso: una specie di calore. Mi affidavo alla corrente senza paura, e lui con me, poco distante. Era tanto che non lo sognavo e stanotte è successo di nuovo. Mi sono svegliato in preda a un’agitazione nota: la paura del suo sguardo.

      1. Ho colto la palla al balzo (risveglio psicomotorio mattutino) e ho postato l’incipit di un breve racconto sul quale sto lavorando.
        Buona giornata e buone virgole (così belle anche in un sms).
        P.

  2. quando la mattina sveglio mi guardo allo specchio capisco che Dio ha davvero un gran senso dell’umorismo…

  3. 😀 evvai! Alura:
    Il corpo sempre dimenticato e una gamba a penzoloni fuori dal letto come a esigere l’agognata frescura. La sveglia canticchia la dolce canzoncina di leggero jazz anni ’20. Apro l’occhio destro, quello meno miope, e immagino di essere in una bella stanza di fronte al mare. Penso al mare. Mi scoccio per aver avuto un pensiero tanto idiota, alquanto autolesionista mi dico, e allungo le braccia sopra la testa. Le dita s’inchiodano al muro e ora posso dire di esser sul serio sveglia. Ancora in questa bollente città in mezzo alla piana. Devo portare fuori il cane.

  4. Mi sono svegliato a causa del mio candido gatto Charles, che ha ritenuto opportuno spiccare un balzo da terra per atterrare sulla mia pancia, con conseguenze spavento iniziale, da parte mia e da parte sua, seguito da languidi abbracci reciproci. 😀

      1. Hai colto al volo il riferimento. 🙂 Avendo esaurito i vari Ivan di stampo russo – dostoevskiano, ho ripiegato su un’antica passione poetica.

  5. Apro gli occhi, ma è più uno sguardo della mente, l’idea di ritrovarsi connessi di nuovo con se stessi nella stanza ancora buia. La sveglia non è suonata, o forse deve ancora suonare, i pensieri sono avvolti nella ragnatela di un sogno, per qualche frazione di tempo continuo a parlare con la strana donna su un calesse senza cavallo, in una città sconosciuta che non si fa attraversare. Cosa voleva dirmi? Il lato onirico di me sconfina sul bordo della coscienza, una terra di nessuno.
    Alla fine, dopo questo laborioso dissolvere le nebbie del sonno, mi alzo. I capelli sono il disastro di una notte accaldata. Tiro su l’avvolgibile quel tanto che basta perché il mio occhio sinistro (il destro ancora dormicchia) si convinca di un’altra giornata spaventosamente rovente.
    Bevo mezzo litro di acqua, scarto il fastidio della plastica e con un pezzo di merendina in mano (quella con le gocce di cioccolato che mi riconcilia con il mondo), accendo il mio Kindle.

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