Spirava un vento….

 

 

“Spirava un vento d’eleganza e di fantasia in quella penisola d’Italia sublime della fine del Quattrocento, quand’era tutto immaginabile, anche l’andar a scoprire l’America e farla battezzare col nome d’un fiorentino, Amerigo Vespucci, parente della bellissima Simonetta, l’amante di Giuliano de’ Medici, quello assassinato nella congiura de’ Pazzi. Una brezza dolce aleggiava da pochi anni nella Camera degli Sposi che Mantegna aveva completato a Mantova nel 1474, la stessa che ricompare
nel criptico testo che Aldo Manunzio pubblica nel 1499, l’Hypnerotomachia Poliphili, l’esaltazione d’una vita sofisticata e letteraria in un giardino immaginario. Era forse la medesima che si respirava nella più raffinata scuola di Firenze, quella detta dei Giardini Medicei, dove neglianni vennero formati dagli umanisti Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano i principi e gli artisti che si faranno protagonisti della stagione aurea del
Rinascimento”.

(dall’introduzione di Philippe Daverio al volume Botticelli, Nascita di Venere; collana I capolavori dell’arte, in edicola con il Corriere della Sera).

Penso che abbiamo bisogno di un po’ di Rinascimento. Penso ci sia bisogno della nascita della bellezza. 

 

 

 

“Sospinta dal soffio dei venti che increspa in onde spumose la
superficie del mare, Venere avanza leggera fluttuando sulla
conchiglia, aggraziata e distante come una statua antica nello splendore
della sua nudità: quest’immagine piena di luce è forse tra le più celebri
dell’arte di tutti i tempi.
Eppure, nessun documento parla dell’esecuzione di questa allegoria
mitologica, che è ricordata per la prima volta soltanto alla metà del
Cinquecento da Giorgio Vasari come collocata nella villa medicea
di Castello assieme all’altrettanto famosa Primavera. La villa era allora
proprietà di Cosimo I, che può aver acquistato il dipinto personalmente
o averlo ricevuto in eredità dai suoi antenati, membri del ramo cadetto
della famiglia Medici. Tra questi, Lorenzo di Pierfrancesco detto
il Popolano, raffinato collezionista e a sua volta proprietario della
Primavera, potrebbe avere commissionato a Botticelli anche la Nascita
di Venere, destinandola all’arredo della sua villa di campagna”.

 

 

 

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