Collezione di attimi

«Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere le scale della stazione, risalire altre scale, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito, consegnare il biglietto, dirigersi verso l’edicola dei giornali, comprare le edizioni della sera, uscire, far cenno a un tassì. Per cinque anni quasi ogni giorno sono partito da qualche luogo, la mattina ho disceso e salito scale di stazioni, il pomeriggio ho disceso e risalito scale di stazioni, ho chiamato un tassì, ho cercato la moneta nella tasca della giacca per pagare la corsa, ho comperato giornali della sera alle edicole e, in un angolo riposto del mio io, ho gustato la scioltezza perfettamente studiata di questo automatismo. Da quando Maria mi ha lasciato per sposare Züpfner, quel cattolico, il ritmo è diventato ancor più meccanico, senza perdere in scioltezza».

A proposito di incipit, questo è molto bello. La monotona paratassi, la descrizione spicciola ma pedissequa delle sue azioni, la capacità di descrivere il personaggio attraverso l’esteriorità del suo comportamento. È l’incipit di Opinioni di un clown di Heinrich Böll, romanzo  pubblicato nel 1963 (due anni dopo in Italia, da Mondadori). Narra di Hans Schnier, appartenente a una famiglia borghese protestante, che rifiuta la vita borghese per fare il clown in giro per la Germania. In questa peregrinazione. lo accompagna Maria, una ragazza cattolica che lui seduce. Dopo l’abbandono di quest’ultima, Hans si rinchiude in casa a Bonn e svolge il suo drammatico monologo. Ha contatti solo telefonici con il mondo esterno (fatta eccezione per un unico incontro con il padre) e nelle telefonate esprime le sue “opinioni” sulla Germania del dopoguerra.

Il romanzo è una critica dirompente all’entusiasmo ipocrita  della ricostruzione post-bellica, al sogno di un RInascimento tedesco, oscurato dalla vergogna per il passato e dalla voglia di dimenticare e di farlo dimenticare il prima possibile. Le opinioni sul presente sono fornite da un ottica straniata, da un outsider.

Formalmente è molto bella l’alternanza tra le azioni meccaniche del protagonista, le sue conversazioni telefoniche e le epifanie della sua memoria o della sua immaginazione.

«Io sono un clown, e faccio collezione di attimi».

Annunci

5 Comments

  1. E visto che concordiamo così spesso, mi permetto di consigliare (a te, che magari li avrai già letti, ma anche ai lettori del tuo blog) “L’angelo tacque”, “E non disse nemmeno una parola” e anche gli altri racconti brevi di Heinrich Böll. Non sono all’altezza di “Opinioni di un clown”, ma all’epoca mi piacquero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...