La variabile costante – Intervista a Vincenzo Maimone

La Sicilia in giallo non è solo Camilleri. Se volete una dimostrazione, leggete La variabile costante di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli Editori). Scoprirete Giacomo Costante e il suo alter ego filosofico Tancredi Serravalle, qui alla loro terza prova di collaborazione,  dopo Un nuovo inizio e L’ombra di Jago.

Giacomo Costante appare in questo romanzo prima come “orecchio”, perché lo vediamo mentre accolta in aeroporto il dialogo di una coppia, facendo delle ipotesi sulla discussione telefonica ascoltata. Poi diventa “occhio”: guarda l’uomo e la ragazza che lo accompagna. Lo conosciamo quindi nella sua piena attitudine ad essere attento osservatore del reale anche quando non è in servizio. Nel secondo capitolo facciamo invece la conoscenza di Tancredi Serravalle e del mondo siciliano.

Si disegnano quindi nei primi due capitoli i due personaggi e i due luoghi in cui si svolgerà l’azione; Milano e Acireale, nel terzo capitolo una telefonata mette in moto l’azione: «Abbiamo ricevuto la telefonata di una donna che urlava e piangeva come un’ossessa. Farfugliava di un cadavere».

Così si mette in moto il giallo, che inizia come un’indagine su un delitto passionale e che poi invece rivelerà un traffico internazionale di sostanze dopanti, giocata – come dicevo – tra la Sicilia e Milano e questo fa sì che conosciamo anche Ottavio Restelli, commissario milanese amico di Costante. La vittima è Francesca Rizzotto, di 25 anni, brutalmente assassinata.

«Ma quale animale può avere fatto tutto questo?» proruppe La Rosa.

«Un animale razionale, un animale razionale» commentò laconicamente il commissario.

Come  grandi giallisti, anche Vincenzo Maimone utilizza il crimine come lente di ingrandimento per indagare la natura umana, oscillando tra il cupo pessimismo di chi – il commissario – è costretto a confrontarsi quotidianamente con il lato più oscuro dell’Homo sapiens sapiens e chi invece, con disincantata fiducia lavora per migliorare questo genere umano: cioè chi fa l’insegnante, Tancredi Serravalle. Nel XIII capitolo inizia la collaborazione tra Costante e Serravalle che funziona proprio in virtù dell’equilibrio fra pessimismo e fiducia: «Tancredi non aveva assolutamente intenzione di capitolare e di cedere alle lusinghe di uno sterile disfattismo. La sua lotta per il riscatto era appena cominciata».

 

Di questo romanzo amo molto il titolo perchè gioca con il cognome del commissario, ma anche una valenza filosofica e investigativa: «Nell’elaborazione generale che Tancredi aveva cercato di formalizzare, ciò che comunemente si è soliti chiamare “vita” costituiva una sorta di variabile costante, la cui funzione è di spiazzare, disorientare, rendere provvisorie e naturalmente instabile ogni prospettiva o punto di vista». Da ciò deriva un’etica: «La variabilità costante della vita richiedeva uno sforzo continuo e un livello di attenzione permanentemente alto. Responsabilità e presenza di spirito. In questo consisteva, allora, il dramma e la tragicità dell’esistenza».

 Abbiamo sentito l’autore, per chiedergli innanzitutto a quale grande investigatoe dei classici del giallo si è ispirato:

In verità, anche se la risposta potrebbe sembrare una sorta di peccato di presunzione, non mi sono prefissato alcun modello di riferimento. Certamente ho letto Simenon, visto quasi tutti i telefilm del tenente Colombo, di Ellery Queen e perché no, anche della Signora in Giallo e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, ho cercato di costruire due personaggi che avessero una loro originalità e peculiarità non assimilabili ad altri. Sono riuscito nell’esperimento? Non so e credo di non essere in grado di rispondere e passo la parola al lettore.

Tu sei docente di Filosofia politica all’Università di Catania. Che ruolo ha la tua formazione filosofica nella tua scrittura?

Credo che svolga un ruolo, in maniera diretta e indiretta, determinante. Il mio approccio alla filosofia è un approccio analitico. La riflessione filosofica richiede un certo metodo e attenzione al dettaglio. E questi sono ingredienti essenziali in un romanzo noir.

Come ti documenti per scrivere un giallo?

Sono molto scrupoloso. Quanto meno provo ad esserlo. Sono perfettamente consapevole che il lettore di gialli e noir è estremamente attento alle sviste e agli scivoloni logici. Ed inoltre, credo che la cura del particolare sia una forma di rispetto per la storia e per chi impegna e dedica il proprio tempo a leggere ciò che ho scritto. Cerco di verificare attraverso libri o internet le informazioni che inserisco nei miei romanzi. Sotto questo profilo, la rete è un patrimonio essenziale e prezioso.

Annunci

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...