Il male sacro o amore

«Fra tutti i modi di produzione dell’amore, fra tutti gli agenti disseminatori del male sacro, certamente uno dei più efficaci è questo gran soffio di agitazione che a volte passa su di noi. Allora l’essere col quale in quel momento ci piace stare, il dado è tratto, sarà lui che ameremo. Non c’è neanche bisogno che finora ci sia piaciuto più di altri, e neppure altrettanto; bisogna solo che il nostro gusto per lui sia diventato esclusivo. E la condizione si è verificata quando — nel momento in cui è mancato — alla ricerca dei piaceri che ci dava il suo fascino si è sostituito improvvisamente in noi un bisogno ansioso, che ha per oggetto quel medesimo essere, un bisogno assurdo, che le le leggi di questo mondo rendono impossibile da soddisfare e difficile da guarire, il bisogno insensato e doloroso di possederlo».

Siamo nel volume Dalla parte di Swann, nel momento in cui incappiamo nel primo amore travolgente della Recherche, quello di Swann per Odette, che anticipa le modalità e i dolori di quello che Marcel avrà per Albertine. Ciò che potrebbe stupire è la pochezza del personaggio amato, il suo basso profilo morale e, in fondo, la constatazione he Odette non brilli in null’altro. Ma il narratore ci rimprovera per il nostro stupore: «la saggezza della gente non innamorata a cui pare che un uomo di spirito dovrebbe essere infelice solo per una persona che lo meriti; pressappoco è come stupirsi che uno si degni di ammalarsi di colera a causa di un essere così piccolo come il bacillo virgola».

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11 Comments

  1. Proust è fantastico perché porta argomentazioni come quella del bacillo che demoliscono le possibili opposizioni. Ma al contrario di lui e la sua definizione di “male sacro“, io definisco l’amore come “il bene oscuro“.

    La sua visione è ormai oscurata dall’amore moderno. I miei nonni non avrebbero mai concepito una separazione. Oggi ti volti intorno e comprendi come il cupido moderno sia un putto avventato. Non che nel passato fossero felici. Ma ai nostri tempi c’è un’altra concezione della felicità dell’amore. La necessità di sfuggire alla disperazione della quotidianità insoddisfatta, spinge molti umani a ricercare una possibile felicità, con così tanta ostinazione, che spesso si finisce per precipitare da un’infelicità all’altra.

    Nel mio romanzo in revisione, una delle tante donne femminili che compaiono si domanda: “quando l’amore diventa contro? Qual è l’attimo in cui scollina?”

    Chi ami oggi alla follia, dopo un anno potrebbe trasformarsi nella persona che più odi sulla terra. Niente è affidabile nell’amore se non l’attimo stesso in cui scorre.

    Sarebbe stato interessante un Proust ai giorni nostri, a vederlo dissezionare con la sua dovizia, precisione e fermezza, questo aspetto del male sacro, o del bene oscuro.

    1. Si, ci sarebbe davvero bisogno di un Proust per gli amori di oggi, come per le frivolezze delle tante Oriane o le inquietudini delle Albertine. Tu lo chiami il bene oscuro, che è molto bello. In Proust però vi è davvero una radice di malessere, di sofferenza continua, di patologia, nel suo amore.
      Come si chiama quello che stai scrivendo?

  2. Sì infatti, la sofferenza continua. In qualche modo oggi giorno vedo scomparire pure quella. Si è persa la pazienza della sofferenza. Non che sia un bene o un male, giudicare non serve, ma è interessante l’analisi.

    Sulla domanda intendi il titolo del mio romanzo? Eh mi metti un po’ in imbarazzo. Il titolo del romanzo è un po’ particolare, ma è nato così sin dal lontano 2008, quando fu concepito. Credo che io sia il primo in Italia, o forse nel mondo (ma non ho riscontri) a utilizzare questa forma di titolo molto curiosa e per certi versi intrigante. E dato che a me non interessa cercare editori, almeno all’inizio, ma pubblicare in self publishing, il titolo sorpresa sarà comunque una delle leve della promozione in webmarketing. Quindi al momento non vorrei dirlo. Mi spiace, perché sembra che me la tiri e non è così. È solo una questione di tempismo opportunità.

    A Gennaio dovrei affidarmi a un editor professionista per l’editing. Magari in questa fase, o comunque prima della pubblicazione, per me sarebbe un onore se tu potessi dargli un’occhiata e infondermi qualche consiglio. La pubblicazione di questo romanzo è il compimento di vita di una parabola contorta e travagliata lunga 20 anni. Spero solo di fare bene.

    1. Nessun problema Marco, anche io sto rivedendo per l’ennesima volta un romanzo che ho in ballo da tanti anni, quindi capisco la tua circospezione. Alla fine, sono i nostri figli, no?
      Riguardo i consigli, non sono in grado di darne, temo, e non vorrei turbare in alcun modo il tuo momento di creatività. Ad ogni modo, fatte queste precisazioni, mi farebbe piacere dargli un’occhiata.

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