Gli agelasti

«Quando penso al giorno in cui Panurge non farà più ridere, mi si stringe il cuore»
Milan Kundera

Con il riso. Rabelais ha coniato una parola,agelasti, per indicare coloro che non sanno ridere. Gli agelasti sono coloro che vedono in ogni scherzo un sacrilegio; e a ragione. Ogni scherzo è sacrilego perché c’è un’assoluta incompatibilità tra il comico e il sacro. Ovviamente vi sono anche gli agelasti laici che considerano sacri valori quali la maternità, l’amore, il patriottismo, la dignità umana, e sui quali quindi è vietato ridere. È proprio l’esistenza degli agelasti, scrive Kundera, a conferire «al comico la pienezza della sua dimensione, ne mostra il carattere di sfida, di rischio, ne svela l’essenza drammatica».
Il romanzo ride di chiunque presuma di detenere la verità, ride perché d’improvviso si rivela l’ambiguità e l’indecifrabilità del mondo, perché le cose non sono ciò che sembrano, perché l’uomo non è colui che crede di essere. Rabelais aveva trovato Francesco I a difenderlo e non in nome di principi religiosi o politici, ma solo in nome della letteratura. Oggi l’Europa ha dimostrato di non avere più alcun Francesco I.

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