L’indugio: dalla parte di Proust

Su scrivo.me, questa settimana, vado molto lentamente….assaporiamo l’arte dell’indugio con Monsieur Proust.

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2 Comments

  1. Però è anche vero, che l’indugio di Proust, non è l’indugio canonico della concezione del romanzo. Lui è qualcosa di diverso. Da un lato ci sono gli altri scrittori, da un lato c’è Proust. E lui nel suo snobismo lo sapeva e se ne cullava senza celato disprezzo.

    Il suo è l’indugio di colui che coglie i dettagli della vita. Quelli che non guardiamo, che magari osserviamo in rari momenti di abbandono. Lui li coglie e li racconta, scendono nei dettagli più intimi, quasi che il suo lavoro di cesello sia una placida e disperata ricerca della verità.

    In pochi hanno letto Proust per intero. Per vari motivi. Anche la maggior parte degli scrittori non lo ha letto. Io ad esempio non l’ho letto tutto. Perché nella mia convinzione “Alla ricerca del tempo perduto” non è un romanzo. Almeno come siamo abituati ad intendere i romanzi. È un viaggio dentro la natura profonda dell’esistenza. E questo viaggio non deve essere conclusivo, ma deve accompagnare la mia crescita e il mio divenire di uomo. Certe cose della Recherche, certe sfumature non le comprendi a 20 anni e nemmeno a 30 o a 40. Ci vuole la consapevolezza del vissuto per capire le note struggenti di un passato che ti sfiora nell’attimo stesso in cui lo vivi, e che solo nell’attimo dopo, lo ricostruisci e puoi farlo danzare davanti a te come balugini non eteree. Mi piacerebbe concludere l’ultima pagina a 80 anni. Qualora ci arrivassi. Nel frattempo, in determinati momenti, quando sento il peso di una esistenza oscura cui non riesci a dare risposta, mi diletto a prendere un tomo a caso e a leggere, senza fretta, senza necessità di arrivare e finire.

    Il tuo riferimento al biscottino con la tazza di tè è una immagine che rende appieno l’approccio sublime a quest’opera. Proust è per chi non ha fretta. Per chi gusta un tramonto cogliendo le sfumature del rosso digradare fino all’ultimo esile attimo di luce. Proust è per chi gode la vita nell’attimo stesso in cui indugia.

    1. Si, Marco hai colto in pieno quello che intendevo dire. Avevo cominciato con l’idea di srivere sulla tenica dell’indugio, poi mi sono resa conto che un conto è la tecnica dell’indugio in altri scrittori, un altro conto è in Proust. In lui, probabilmente, più che di una tecnica si può parlare del seso stesso della scrittura. La Recherche, infatti, non finisce. È ciclia, tanto nella concezione della temporalità, tanto per i suoi lettori. Se ne rimane invischiati, non se ne esce.

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