Io non sono andata a cercare i guai: son loro che sono venuti a cercar me

A chi insegna, a chi impara: e se I promessi sposi fossero divertenti?

Da anni, da quando sono uscita da scuola come alunna, penso che si è sbagliato tutto con Manzoni. La scuola il più delle volte, lo ha affossato.

Il finale, ad esempio: si è letto tanto del paternalismo manzoniano, di questa fine che invita alla rassegnazione, alla non-azione, all’opposizione tra chi i guai se li cerca (il popolo che ha la volontà di cambiare la storia) e chi, invece, è ricercato dai guai (il popolo che la storia la subisce). Ma siamo davvero convinti che l’interpretazione sia quella giusta? Manzoni non è stato affossato anche dall’idea che la letteratura debba “suonare l’organetto per la rivoluzione”?

Davvero l’Autore decide di mettere alla fine la morale della storia, in modo così spudorato? Io credo tanto al Manzoni ridens.

“Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure: e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. – Ho imparato, – diceva, – a non mettermi ne’ tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardare con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c’è lì d’intorno gente che ha la testa calda: ho imparato a non attaccarmi un campanello al piede, prima d’aver pensato quel che possa nascere –. E cent’altre cose.

Lucia però, non che trovasse la dottrina falsa in sé, ma non n’era soddisfatta; le pareva, così in confuso, che ci mancasse qualcosa. A forza di sentir ripetere la stessa canzone, e di pensarci sopra ogni volta, – e io, – disse un giorno al suo moralista, – cosa volete che abbia imparato? Io non sono andata a cercare i guai: son loro che sono venuti a cercar me. Quando non voleste dire, – aggiunse, soavemente sorridendo, – che il mio sproposito sia stato quello di volervi bene, e di promettermi a voi.

Renzo, alla prima, rimase impicciato. Dopo un lungo dibattere e cercare insieme, conclusero che i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore. Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia.

La quale, se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”.

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