Muto come un orsetto

«È inutile….ci rinuncio…è del tutto inutile..tanto Carla non può sentirmi. No, nessuno può sentirti quando hai la bocca cucita e non fai altro che sorridere tutto il giorno come un povero orsetto di pezza. Maledizione…».

Carla non lo può sentire, ma i lettori lo sentono eccome: un orsetto che racconta le sue disavventure. Muto come un orsetto è un romanzo, una favola noir come recita il sottotitolo, che mi ha sorpreso per il punto di vista inedito. Non so come a Helfrid P. Wetwood sia venuto in mente di fare di un orsetto di pelouche un io narrante, nonchè un’arma del delitto.

Le cose non sono affatto semplici: un’anziana prostituta di nome Ginger viene trovata assassinata nel suo letto. Morte per asfissia, causata proprio dal pelouche, di nome Gosa, che qualcuno le ha conficcato in gola. Subito dopo, lo getta in strada, dove l’orsetto resterà per una settimana nell’indifferenza generale: «Una settimana buttato sul marciapiede, aggrappato ai miei pensieri. Immobile davanti a un tapis roulant indifferente di auto e persone. Sniffato dai cani, scavalcato dai pedoni, spettinato dal vento, tormentato da piccioni inquinati e scarafaggi grandi quanto saponette».Da questa situazione di abbandonato, Gosa ci racconta la Milano che vede passare, differente da quella che aveva lasciato anni prima, quando un cliene lo aveva regalato a Ginger.

Sguardo muto, ma narratore ironico, con un linguaggio accattivante, Gosa fa precedere ogni capitolo del suo racconto dalle citazioni del diario di Ginger, che dal suo angolo visuale racconta in modo aforistico (devo dire un contrapunto irresistibile alla scrittura dell’orsetto)  la vita.

Alla fine delle sue peripezie, Gosa arriva da Carla, la sua nuova padrona, chiamata La Cenerentola di Schrödinger. Il nome del fisico ha subito attirato la mia attenzione e ho letto il capitolo tutto d’un fiato per capire se il nostro orsetto avesse qualche parentela con il celebre gatto.

La vita di Carla, casalinga annoiata e triste, senza prospettive, e a cui l’orsetto muto cerca di infondere coraggio per andare fuori, cercare un uomo, vestirsi bene e riprendersi la vita, sta forse in un entaglement con quella di Ginger, che di uomini ne ha avuti fin troppi, ma anche lei senza traccia di amore?

Sono domande che mi restano, ma alla fine mi piace concludere con le parole di Ginger, diario p. 21:

«Rabbia, gioia, paura, sorpresa, tristezza, odio, allegria, amore, gelosia, vergogna, rimorso, perdono. Emozioni: l’universo me le ha date ed io le ho usate tutte!».

Vivamente consigliato.

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5 Comments

  1. Senti: quello della foto è l’orsetto di mio figlio Sasha. E di sicuro non s’infila in mezzo a ‘sti casini. E non sta in una scatola insieme con strani aggeggi letali!

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