Come si introduce un personaggio

Be’ tra poco si festeggia un anno dal mio primo articolo su scrivo.me. Era il 18 febbraio 2014 e pubblicai Come si introduce un personaggio.

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Eccolo qua:

Si dice che la prima impressione è quella che conta e credo che ciò sia vero anche per il protagonista di un romanzo. Come presentarlo per colpire i lettori? Se optiamo per l’io narrante, non è detto che l’io sia anche il protagonista: «Se a queste notizie sulle vicende del defunto Adrian Leverkühn alla prima e certo molto provvisoria biografia dell’uomo diletto, così terribilmente provato, innalzato e abbattuto dal destino, alla vita del geniale musicista premetto alcune parole su me stesso e sulle mie condizioni, dichiaro in modo assoluto che non lo faccio per il desiderio di mettere avanti la mia persona» (Doctor Faustus). Mann dà la parola a Serenus, che con modestia afferma di essere solo il biografo e, in tal modo, la figura del protagonista acquista importanza. Thomas Mann ci tiene sulla corda parlandoci della vita di Serenus, e noi attendiamo curiosi che il genio, l’uomo diletto ritorni. Voto: 9. Altro esempio, Nabokov: « Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita» (Lolita). Non ci troviamo davanti ad un biografo, ma ad una persona magnetizzata dal personaggio,che ci intriga con il suo calzino. È un nome ancor prima che un volto. Voto: 10. Se l’io narrante è il protagonista della storia, spesso si presenta subito, come se ci stringesse la mano: «Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. […] E ti par poco?» (L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal). Chapeau! La prima domanda che sorge nel lettore è: che vuol dire che sapeva di chiamarsi così? Al primo rigo ti ha già incastrato. Voto: 10 e lode. Oppure, c’è l’io narrante che si presenta controvoglia: «Per parlare con franchezza, qui fra noi, finisco ancora peggio di come ho cominciato… Oh, non ho cominciato molto bene… sono nato, lo ripeto, a Courbevoie, Senna… lo ripeto per la millesima volta… dopo tanti va e vieni termino veramente al peggio… c’è l’età, mi direte… c’è l’età!… si capisce!… a 63 anni e passa, diventa estremamente duro rifarsi una posizione… rilanciarsi a clientela… qui oppure là!… Vi dimenticavo!… io sono medico… la clientela medica, in confidenza, fra voi e me, è mica soltanto questione di scienza e di coscienza… ma innanzitutto, e soprattutto, di fascino personale… il fascino personale passati 60 anni?… puoi fare ancora il manichino, porcellana al museo… forse?… interessare qualche maniaco, cercatore di enigmi?… ma le signore? il vecchione tutto a lustro, profumato, pitturato, laccato?… spaventamerli!». (L. F. Céline, Da un castello all’altro). Si rivolge a noi direttamente, quindi ci fa capire che dialogheremo a lungo con questo medico sessantatreenne privo di fascino. Personalmente uno che si definisce spaventamerli, un po’ di curiosità me l’ha messa in corpo, voto: 8. Se invece, quando scrivete avete deciso di narrare in terza persona, si può optare per una descrizione immediata: «Rossella O’Hara non era una bellezza; ma raramente gli uomini se ne accorgevano, quando, come i gemelli Tarleton, subivano il suo fascino. Nel suo volto si fondevano in modo troppo evidente i lineamenti delicati della madre […]con quelli rudi del padre, un florido irlandese. Ma era un viso che, col suo mento aguzzo e le mascelle quadrate, non passava inosservato. Gli occhi verde chiaro, senza sfumature nocciola, ombreggiati da ciglie nere e folte, avevano gli angoli volti leggermente all’insù» (M. Mitchell, Via col vento). Troppo! Una descrizione pittorica, che non ci spinge a chiederci altro. Voto 5. Simile alla presentazione che Jane Austen fa di Emma: «Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro». (Emma). Lasciamo decidere a chi legge se il personaggio è bello e intelligente, una presentazione troppo dettagliata corre il rischio di spegnere l’attività cooperativa del lettore. Voto 5. Vogliamo descrivere subito l’aspetto fisico del personaggio, senza essere iper-realisti? «Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna – e pure non era più giovane – era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiano». (G. Verga, La lupa). Qui non c’è una descrizione minuziosa, eppure ci appare così nitidamente che le sue labbra ci mangiano; come un attore che buca lo schermo, la Lupa è pronta a circuire anche noi. Voto: 10 e lode. Lo scrittore dovrebbe svelare immediatamente l’essenza del suo personaggio, non dicendo apparentemente nulla, come un pittore impressionista, che con macchie colorate, lascia al lettore il compito di riconoscere la figura. Un esempio? «Vadinho, il primo marito di dona Flor, morì a Carnevale, una domenica mattina, mentre ballava un samba vestito da baiana in Largo 2 Luglio, non lontano da casa sua». (J. Amado, Dona Flor e i suoi due mariti). Non ci ha detto quanto era alto, se era generoso o infedele, ma presentarci uno che muore il giorno di carnevale mentre balla una samba vestito da donna, è farci accedere dalla porta principale al cuore del personaggio. Voto: 9 ½.  E se dobbiamo presentare più personaggi? Direi di non fare l’appello, non siamo a scuola, non indichiamoli uno per volta al lettore, così: «– Natale non sarà Natale senza regali, – brontolò Jo, stesa sul tappeto. – Brutto guaio essere poveri, – commentò con un sospiro Meg facendo scivolare lo sguardo sul suo vecchio vestito. – È un’ingiustizia, dico io, che tante ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre niente, – aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso per il dispetto. – Abbiamo il papà e la mamma, però, e ciascuna di noi ha tre sorelle, – disse Beth dal suo angolino con aria soddisfatta» (L. M. Alcott, Piccole donne). Presentazione a dir poco pedante, io eviterei. Voto: 4.

Per chi volesse seguire gli altri articoli de La bottega dei personaggi, qui l’e-book da scaricare.

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9 Comments

  1. Ho letto a distanza di un anno. Mi ero perso la prima. E (ri)trovo estremamente curioso e stimolante l’argomento. L’incipit del personaggio. Quest’estate sono stato folgorato dall’introduzione di Salinger che riporto di seguito (nella speranza che mi faccia ancora quell’effetto di perfezione abbagliante).
    “La porta coi battenti a molla che dava nella sala da pranzo si aprì e Boo Boo Tannembaum, la padrona di casa, entrò in cucina. Era una ragazza sui venticinque anni, minuta, coi fianchi stretti e dei capelli disordinati, incolori e fragili ricacciati dietro le orecchie, che erano molto grandi. Indossava dei pantaloni al ginocchio, di tela, un pullover nero col collo rovesciato, calze corte scarpe basse. Ridicolo soprannome a parte, non-bellezza d’insieme a parte, era senza alcun dubbio – nella categoria dei faccini permanentemente memorabili, prodigiosamente intensi -, una ragazza sconvolgente e definitiva. Andò senza fermarsi fino al frigorifero e lo aprì. Mentre scrutava nell’interno, con le gambe divaricate e le mani sulle ginocchia, prese a fischiettare poco melodiosamente fra i denti, segnando il tempo con piccoli e impudichi movimenti pendolari delle natiche.”
    [J.D. Salinger “Giù al dinghy”, da “I nove racconti”, p. 92, ET Scrittori, Einaudi]
    Un po’ più in là, in “Teddy”, più esattamente a pagina 198 della stessa edizione dei Nove Racconti, mi stupiva un’altra introduzione, “vocale”, attraverso il timbro di una voce. Il personaggio, in verità, è già stato accennato, con ombre di gesti e parole, in una scena che di fatto si rivela come in un risveglio, nella cabina, via via popolata di una nave…
    “Il signor McAndle, quando era a New York, sosteneva il ruolo di primattore in non meno di tre romanzi a puntate adattati per la radio, e possedeva quella che si potrebbe definire la voce di un primattore di terz’ordine: narcisisticamente profonda e sonora, funzionalmente pronta a sovrastare, al minimo cenno, la voce di qualsiasi altro maschio si trovasse nella stanza, anche quella, se necessario, di un ragazzino. Di regola, quando non era impegnata professionalmente, questa voce cadeva a turno nell’una o nell’altra delle sue grandi passioni: puro volume o una speciale marca di tranquilla fermezza. In questo momento toccava al volume.”
    E poco tempo fa ho riletto l’incipt di “Giobbe” di J. Roth (ed. Adelphi), che di fatto coincide con l’introduzione del personaggio. Ne riporto la prima per me bellissima pagina luminosa e essenziale come i tratti scavati di un volto ebreo di Chagall.
    “Molti anni fa viveva a Zuchnow un uomo che si chiamava Mendel Singer. Era devoto, timorato di Dio e simile agli altri, un comunissimo ebreo. Esercitava la semplicissima professione del maestro. Nella sua casa, che consisteva tutta in un’ampia cucina, faceva conoscere la bibbia ai bambini. Insegnava con onesto zelo e senza vistosi successi. Migliaia e migliaia prima di lui avevano vissuto e insegnato nello stesso modo. Insignificante come la sua esistenza era il suo viso pallido. Una grande barba di un nero simile a quello degli altri lo incorniciava tutto. La bocca era coperta dalla barba. Gli occhi erano grandi, neri, torpidi e mezzo nascosti dalle palpebre pesanti. Sulla sua testa un berretto nero di reps di seta, una stoffa con la quale si fanno talvolta cravatte fuori moda e a buon mercato. Il corpo era infilato nell’usuale caffettano ebraico di media lunghezza, le cui falde svolazzavano quando Mendel Singer andava svelto per la via e battevano con un colpo d’ala secco e regolare sui gambali degli stivaloni di cuoio.”
    E chiudo così questo anniversario di citazioni e condivisione.
    Grazie Deborah.

    1. Grazie Paolo, mi fai festeggiare un ottimo anniversario. La citazione di Salinger mi ha colpito per la visibilità che dona a questa ragazza. Descrizione minuta senza essere sistematia e poi quell’aggettivo “definitiva” che mi spiazza e rivela.

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