La letteratura in pericolo

Il saggio di Todorov, uno dei padri del formalismo, è stato da molti letto come una sorta di autocritica dell’approccio formale, strutturale al testo, per recuperare il piacere della lettura, l’empatia con i personaggi. Di certo nella breve opera, circa 84 pagine, Todorov rivendica la necessità di non considerare la letteratura un o spazio per gli addetti ai lavori, ma una koiné di tutti gli uomini. Mi piace l’idea che la letteratura dovrebbe entrare a far parte del patrimonio culturale e umano di tutti i professionisti: medici, giudici, psicologi, avvocati,  cioè coloro che si ocupano dell’altro.

Perché la letteratura, secondo Todorov, è in pericolo?

Nel suo saggio lei punta il dito contro quelli che ritiene i maggiori difetti della letteratura di oggi: il formalismo, il nichilismo, il solipsismo. Vorrebbe esemplificarli indicando alcuni autori che li presentano nelle loro opere?

Guardi, non credo che sia mio compito stilare classifiche e graduatorie. Penso che sia meglio lasciare tale incarico alle giurie dei premi letterari, visto che sta a loro segnalare gli scrittori migliori e trascurare gli altri. Del resto il mio libro è rivolto più ai lettori che agli scrittori. Non è necessario che gli scrittori ascoltino i critici. Invece i lettori possono essere aiutati a capire come la letteratura abbia orizzonti più ampi di quelli di gran parte della produzione editoriale di oggi. Per scoprire così che esiste una letteratura la quale non pensa che l’opera sia un oggetto autonomo e autosufficiente rispetto alla vita (formalismo) o che la realtà non valga la pena di essere esplorata (nichilismo) o che l’unico soggetto degno di interesse sia l’autore stesso (solipsismo). C’è un mondo che sprofonda sempre di più nel dolore e nella disperazione, ma molti scrittori sembrano non accorgersene.

(l’intervista è presa da qui)

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6 Comments

  1. Quando si parla di recuperare il piacere della lettura penso sempre all’approccio scolastico (o perlomeno a quello attualmente prevalente) alla lettura. Nel suo libro “come un romanzo” Daniel Pennac lo spiegava meglio di me.
    Obbligare una persona a leggere, come ancora troppo spesso si fa nelle scuole, non mi sembra un modo efficace per creare dei lettori felici. Concentrare tutta la propria attenzione scolastica, come quasi sempre si fa, sull’analisi minuziosa del testo oppure sullo studio del libro di letteratura senza nemmeno il testo, mi sembra inutile e ingiusto nei confronti della letteratura.

    1. Ho inserito la citazione di Todorov perché è interessante notare come anche l’approccio formalista/strutturalista abbia a un certo punto fatto marcia indietro sulla vivisezione del testo. Personalmente non vedo le due attività, quella di sintesi e quella di fruizione, come antitetiche, ma per i ragazzi spesso l’analisi diventa una tecnica così astrusa da distruggere di fatto il piacere della lettura. Credo che proprio da là bsogna partire, è vero. Poi, però, anche in base all’età, sviluppare una sensibilità e affinare qualche tecnica, ma senza tutti quei grafici che hanno avvilito la ia vita di discente. Penso che sia più interessante imparare le figure retoriche, le tecniche varie, attraverso un laboratorio di scrittura creativa.

      1. Il problema non è che c’è anche l’analisi ma che c’è solo l’analisi. Sembra che il testo esista solo in funzione dell’analisi che verrà fatta in seguito. Viene spesso lasciato da parte se non per cercare figure retoriche e quasi non lo si legge neanche. Se amo Dante e Ariosto come li amo, non è merito della scuola ma di Carmelo Bene e di Calvino – e la stessa cosa vale per molti altri autori dei quali, se avessi solo le conoscenze apprese a scuola, saprei al massimo sciorinare qualcosa sulla vita e le opere.

      2. Per molti colleghi, acquisire quella metodologia è una sorta di sicurezza. Dire col cuore perché amiamo una poesia, è molto più rischioso, ci scopre, ma alla fine penso – per la mia piccola esperienza – premia. I ragazzi, anzi, apprezzano quando dico “Questo autore non mi piace perché….”oppure amo questo romanzo perché…

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