Come faccio a sapere se ho interpretato bene un romanzo?

Nel 1990, a Cambridge, Richard Rorty, Umberto Eco e Jonhatan Culler tennero delle lezioni sul problema dell’interpretazione (esiste una giusta interpretazione?) di un testo. Il loro interessante colloquio fu edito in Italia da Bompiani con il titolo Interpretazione e sovrainterpretazione.

Rorty rigetta la distinzione fra interpretazione uso dei testi:«Per noi pragmatisti, l’idea che vi sia quel qualcosa di cui un testo dato tratta veramente, qualcosa che verrà rivelato dall’applicazione rigorosa di un metodo, questa idea – dicevo – è sbagliata come l’idea aristotelica che vi sia qualcosa che realmente e intrinsecamente è una sostanza, in opposizione a ciò che è solo in apparenza, per accidente o relazionalmente».

Per Rorty, non è possibile operare una dstinzione tra uso legittimo ed uso illeggittimo di un testo; il ruolo del testo è semplicemente quello di offrire stimoli al lettore.

Jonhatan Culler, dal canto suo, difende l’aproccio decostruzionista, secondo il quale l’iterpretazione è interesante solo quando è estrema. Citando Chesterton, Culler die che «O la critica non è buon aaffatto (una proposizione totalmente difendibile) oppure fare critica significa dire di un autore proprio quelle cose che gli farebbero perdere le staffe». Culler non ama il termine sovrainterpretazione e gli preferise quello di sovracomprensione. Per la critica decostruzioista il lettore deve porsi proprio le domande che il testo dimentica, ciò che l’opera non dice.

In questo, massima distanza dall’idea di Eco della cooperazione fra il testo e il lettore. Ma ciò che differenzia la posizione di Eco dal decostruzionismo è l’idea di contesto. Per Culler, non si possono porre dei limiti all’interpretazione nè facendo appello all’intenzione del soggetto (scrittore) nè facendo appello ai cocodici o ai contesti. Il significato è limitato dal contesto, ma il contesto è illimitato. Siamo nel solco della celebre affermazione di Derrida «Il n’y a pas de hors-texte».

Dietro la scrittura, c’è ancora scrittura, non esiste un ontesto in grado di legittimarla dall’esterno.

Per Eco, invece, «Dire che un testo vitualmente non ha limiti non significa che ogni atto interpretativo possa avere u esito felice».

Quali sono, quindi, i criteri dell’interpretazione?

a) criterio di economia

b) criterio di coerenza

Nel primo risuona il motto di Ockham (frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora). Bisogna iniziare ogni discorso dulla libert’ dell-interpretazione da una difesa del senso letterale».

La coerenza testuale [ un metodo di controllo degli impulsi del lettore e, ovviamente, rimanda all-idea del testo come insieme coerente, come forma.

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