La seconda navigazione

La seconda navigazione é una metafora presa dal linguaggio marinaresco per indicare la navigazione a remi, quando il vento si placa. La ” prima navigazione “, con le vele, è meno faticoasa, segue l’ordine naturale delle cose ed è quella che Platone ha compiuto sulla scia dei naturalisti e che lo ha lasciato in posizione di stallo . La ” seconda navigazione ” é la più faticosa, perchè non è aiutata dai dati sensibili.

Socrate – Quell’esso stesso, dunque, consideriamo: non già  se è bello un volto e qualche cosa di simile, tutte cose che  sembrano fluire, bensì, esso stesso, diciamo, il bello, non  è sempre tale quale è?

Cratilo – Necessariamente

Socrate – Orbene, è possibile questo bello chiamarlo giustamente per sé, se sempre ci scappa via di sotto, e dire anzitutto che esso è, e poi che è tale; o è necessario che al momento stesso che noi parliamo divenga subito altro e ci scappi via e non sia più così?

Cratilo – È necessario.

Socrate – E allora, come potrà essere qualche cosa ciò che non è mai allo stesso modo? Che se un momento rimane fermo nello stesso modo, almeno in quel momento è chiaro che non passa via; e se sempre rimane allo stesso modo, ed è lo stesso, come potrebbe esso o mutare o muoversi, senza allontanarsi per niente dalla propria idea?

Cratilo – In nessun modo.

Socrate – Ma allora neppure potrà essere conosciuto da nessuno. Infatti, nel momento stesso che chi lo deve conoscere gli s’avvicina, ecco che diverrà altro e di altra specie; cosicché non potrà più esser conosciuto né quale è né come è. Nessuna conoscenza, certo, conosce ciò che conosce, se codesto non sta fermo in nessun modo.

Cratilo – È come dici.

(Cratilo, 439 b – 440 a)

Idea da idein che vuol dire “vedere”, e nella lingua greca anteriore a Platone venivano impiegati per designare soprattutto la “forma” visibile delle cose, la forma esteriore, la figura. Con Platone indicano la forma interiore, la natura specifica della cosa, l’essenza della cosa. Questo secondo uso, piuttosto raro, diventa stabile nel linguaggio metafisico platonico. Platone, dunque, parla di Idea e di Eidos soprattutto per indicare questa interiore forma, struttura, natura o essenza delle cose, e, come sinonimi, usa anche i termini assai indicativi di ousia (essenza), e perfino di physis(natura, nel senso di natura di una cosa). La dottrina delle idee combatte il relativismo sofistico e il mobilismo eracliteo.

Socrate – E non è forse vero che, mentre queste cose mutevoli tu le puoi vedere o toccare o percepire con gli altri sensi corporei, quelle, invece, che permangono sempre identiche non c’è altro mezzo con cui si possano cogliere, se non col puro raziocinio e con la mente, perché queste cose sono invisibili e non si possono cogliere con la vista ? »

Cebete – «Verissimo» rispose «è quello che dici ».

Socrate – « Poniamo dunque, se vuoi, » egli soggiunse « due specie di esseri: una visibile e l’altra invisibile»

Cebete – « Poniamole » rispose

Socrate – «E che l’invisibile permanga sempre nella medesima condizione e che il visibile non permanga mai nella medesima condizione ».

Cebete – «Poniamo anche questo ».

(Fedone, 78 d – 79 b)

La svolta dalla scienza della physis alla scienza delle idee viene hiamata da Platone  la seconda navigazione:

«Quando ero giovane, fui preso da uno straordinario interesse per quella scienza che chiamano ricerca sulla natura; mi sembrava infatti essere una disciplina splendida, conoscere le cause di ogni cosa, per quale ragione ogni cosa si genera, perché si dissolve, e perché esiste».

«Ma quella forza per la quale queste cose furono disposte nel modo migliore così come ora si trovano, questa non la cercano e non pensano che abbia in sé una potenza divina, ma pensano di poter trovare un Atlante ancora più forte e più immortale di questo e più adatto a sostenere il tutto e non credono affatto che il bene, vero legame, lo congiunga e

lo tenga insieme. Io invece, per conoscere una tale causa, come si trova ad essere, sarei divenuto volentieri scolaro di chicchessia. Ma poiché ne rimasi privo e non più in grado di trovarla da solo né di impararla da un altro, vuoi tu, Cebete, che io ti faccia la dimostrazione e la strada per cui mi diedi da fare nella seconda navigazione alla ricerca della vera causa? »

Platone, Fedone [96 a; 99 d]

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