Quester

«Eppure Castorp andava avanti, ossia si spostava».

«Ci sono due strade che conducono alla vita: una è la solita, diretta e onesta. L’altra è brutta, porta attraverso la morte ed è una strada geniale» così dice Hans Castorp a madame Chauchat. Thomas Mann, nella lezione tenuta a Princeton nel maggio 1939, affronta una delle definizioni che più spesso vengono date dei suoi romanzi, anche de La Montagna incantata, «romanzi di iniziazione». Dichiara che non è sua definizione, ma che ha finito di adottarla, per l’insistenza con cui la critica la usa per i suoi romanzi, accettando che una volta che l’opera è creata e inizia a viaggiare per i fatti suoi, «col tempo gli altri ne sono informati e vi si raccapezzano meglio di lui».

La critica, dice Thomas Mann con un’espressione che mi pare molto bella, viene incontro a un’esigenza dello scrittore: «si ha bisogno di essere ricordati a se stessi».  Proprio con questa frase, Mann rispondeva a quanti gli inviavano recensioni ai suoi libri: «Le sono molto obbligato di avermi così amichevolmente ricordato a me stesso».

Ma torniamo al “romanzo di iniziazione”; Mann accoglie il suggerimento di un critico di considerare i suoi personaggi come dei Quester, «colui che cerca e interroga, che percorre il cielo e l’inferno, che tiene testa al cielo e all’inferno e stringe un patto col mistero, con la malattia, col male, con la morte, con l’altro mondo, con l’occulto».

Del resto, è palese fin dal titolo che il suo Adrian Leverkuhn, il Doktor Faustus, si riallacci alla somma maanifestazione tedesca del Quester Hero: il Faust di Goethe. Su Hans Castorp le carte sono meno scoperte, essendo il protagonista de La Montagna incantata del tutto privo del fascino luciferino di Adrian. Castorp, prosegue Mann nella conferenza, è il Fool, proprio come Perceval, il semplice o anche il sempliciotto, dato che lo stesso Mann non esita a ironizzare sul basso profilo – almeno quello iniziale – del suo protagonista. «Un semplice giovanotto era partito nel colmo dell’estate da Amburgo» questo è l’incipit de La montagna incantata, che ci presenta un personaggio assai poco incantato.

Mann, ancora una volta riconosce in Goethe il suo ideale e cita apertamente il carattere altrettanto semplice del  Wilhelm Meister, anch’egli spesso bersaglio dell’ironia del suo Autore.

Questa idea del Quester, prosegue Mann, è istruttiva e gli tocca andare a rileggere il romanzo che ha scritto, in particolare – aggiunge – il capitolo Neve (che in effetti è il più sublime e misterioso del romanzo), in cui Hans «sogna il suo onirico poema dell’uomo».

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