ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto

 

Il romanzesco in Candide, diceva Starobinski, è la caricatura del romanzesco «la sua versione esagerata, che ricusa subito tutte le convenzioni dei generi».

L’inverosimiglianza delle peripezie di Candido slega il lettore da qualsiasi fiducia nello scrittore, lo pone subito in un atteggiamento derisorio verso ogni cosa che capiterà al protagonista. «L’irrealismo del racconto rende lo spazio terrestre percorribile in tutti i sensi, e permette di sommare realtà spaventose, nessuna delle quali è possibile mettere in dubbio o atribuire alla fantasia dell’autore» (J. Starobinski, Sur le style philosophique de Candide).

  • Non c’è effetto senza causa, – rispose Candido con modestia –, tutto è necessariamente concatenato e ha come fine il meglio. Era necessario che fossi cacciato lontano da Cunegonda, che passassi sotto le verghe, ed è necessario che elemosini il pane finché non riuscirò a guadagnarlo; tutto questo non poteva andare altrimenti.

 

L’Illuminismo, da tanti brandito – ora più che mai – si raccoglie nel Candido nella sua veste più risibile, mostrando il lato oscura della fiducia nella ragione, che poi è diventata la cura del nostro orto.

“Tutta la piccola compagnia mise in opera questo lodevole proposito, ciascuno mettendo a profitto le proprie attitudini. Il poderetto fruttò assai. Cunegonda a dire il vero era brutta dimolto; ma diventò una pasticcera valente. Pasquina ricamava, e la vecchia accudì alla biancheria. Lo stesso Fra Garofolone si rese utile lavorando egregiamente da falegname, e giunse perfino a diventar galantuomo. Pangloss talvolta diceva a Candido:
«In questo migliore di mondi possibili, tutti i fatti son connessi tra loro. Tanto è vero che se voi non foste stato scacciato a gran calci nel sedere da un bel castello, per amore di madamigella Cunegonda, se non foste capitato sotto l’Inquisizione, se non aveste corso l’America a piedi, se non aveste infilzato il Barone, se non aveste perso tutte le pecore del bel paese di El Dorado, voi ora non sareste qui a mangiar cedri canditi e pistacchi.»
«Voi dite bene,» rispondeva Candido: «ma noi bisogna che lavoriamo il nostro orto.»”

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