Una malajurnata…una bella lettura

Per Frilli editore è uscito il secondo romanzo di Alberto Minnella, il secondo Portanova, in gergo. Il protagonista è di nuovo il commissario burbero da me già apprezzato ne Il gioco delle sette pietre.

Esistono i generi letterari? Hanno un senso nelle recensioni o nel momento in cui noi leggiamo un romanzo? Non lo so. Quello che so è che l’impressione già rimastami attaccata addosso dopo il primo Minnella – “è un giallo, però ci si compiace più dell’atmosfera, del profumo di sigaro che quasi si sente fra le pagine” – ha trovato conferme nella seconda avventura del commissario siracusano. La lingua è densa, non ha fretta di condurci a scoprire l’assassino, ma ci intrattiene con passeggiate notturne per la bella Ortigia di cui io, prima di leggere Alberto, avevo un’immagine solare e che ora invece percepisco nei suoi toni noir.

I personaggi comprimari hanno un bel respiro, così come i dialoghi e le scene di vita quotidiana Proprio queste scene sono, a mio avviso, il vero talento di Minnella,: pittoriche e reali, brevi ma perfettamente significanti. Su questa sua capacità descrittiva, su questo amore  anche linguistico – per la sua terra io lo invito a insistere, magari per cimentarsi anche con altri generi.

Ma so già che sta scrivendo un “terzo” Portanova e, alla fine, sono contenta, anche perché gli ho già detto che mi deve una spiegazione su un personaggio che ho amato  molto.

Si chiama Lucia, come la santa protettrice di Siracusa, come la luce che una donna stilnovistica dovrebbe portare. Solo che Lucia è di uno strano stilnovismo, candidamente sensuale, mentre ascolta Nat King Cole.

“E nello stesso momento in cui l’agente s’era rimesso sull’attenti, Lucia Scollo fece capolino dalla tromba delle scale, fingendo di spazzare un gradino per volta.
Non prestò attenzione ai suoi movimenti e impicò la scopa nella ringhiera, attirando l’attenzione dei due. Guardai in alto. Lucia si sporse. Dai capelli neri raccolti da un
foulard rosso vermiglio ne scivolò un ciuffo, incorniciandole il sorriso imbarazzato. Poi disse: «Scusatemi!» e poi, per rimediare alla pessima figura, aggiunse: «Buongiorno Agente. Buongiorno signor Paolo…» facendo un leggero inchino con il capo.
Palermo spalancò la bocca; quella donna era splendida ed eccitante anche senza trucco, così com’era, con l’espressione svogliata di certe mattine siracusane. Poi, le guardò furtivamente sotto la veste, da cui si scorgevano le ginocchia.
Io, invece, risposi con un sorriso di circostanza, fingendo di non subire l’incantesimo.
Congedai l’agente e feci per chiudere la porta”.

Lui sa cosa io mi auguro per Lucia nel terzo Portanova, intanto andatevelo a leggere!

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