Tony Buddenbroock

“Mia cara figlia, noi non siam nati per quella che con vista miope consideriamo la nostra piccola, personale felicità, perché non siamo esseri staccati, indipendenti e autonomi, ma anelli di una catena; e, cosí come siamo, non saremmo pensabili senza la serie di coloro che ci hanno preceduti e ci hanno indicato la strada, seguendo da parte loro rigidamente e senza guardare a destra o a sinistra, una tradizione provata e veneranda. La tua via, a mio parere, è già chiaramente e nettamente tracciata da parecchie settimane, e non saresti mia figlia, non saresti nipote di tuo nonno che riposa in Dio, non saresti addirittura un degno membro della nostra famiglia se pensassi sul serio, tu sola, di seguire con caparbietà e sventatezza una tua strada irregolare e arbitraria”. Lettera di Johann Buddenbrook alla figlia.

 

Stamattina, per motivazioni che inizio ad intuire, sono tornata a questo personaggio, quello da me più amato nei Buddenbrook. Tony è una sorta di interferenza leggiadra nel mondo austero della famiglia di Mann. Tutti i romanzi di Mann, non dico nulla di nuovo, vivono nella dialettica tra l’Ordine e la Vita, e Tony è lo spirito fanciullo, la risata e l’amore per le passeggiate, il vento, il mare, elementi aerei e turbolenti come lei.

Ma Tony è anche ammaliata dai soldi della sua famiglia, dai lussi a cui non sa rinunciare. Tony e i suoi due matrimoni fallimentari, il cui destino si riverbera dolorosamente sulla figlia. In ogni opera di Thomas Mann mi sembra di scorgere la figura di sua madre, il suo anticonformismo, la contrapposizione alla rigidità del padre dello scrittore.

Tuttavia, Tony vive in sé questa polarità ed è uno dei motivi per cui la reputo uno dei personaggi femminili immortali della letteratura. Ama Morten, nel soggiorno a Travemünde (in pagine di una bellezza eterna, anzi di una bellezza manniana!), ma accetta di sposare Grünlich, perché anche per lei, nonostante lo spirito fanciullo,  le corse e le discussioni con Morten,  l’amore vale meno del prestigio della sua famiglia.

“Tony contemplò a lungo il proprio nome e lo spazio vuoto che aveva accanto. Poi, con un gesto improvviso, con una mimica nervosa e appassionata (inghiottì la saliva e per un attimo mosse velocemente le labbra) afferrò la penna, la tuffò, più che intingerla nel calamaio, e con l’indice curvo, la testa accaldata reclinata su una spalla scrisse con la sua goffa scrittura ascendente da sinistra a destra: «… Si fidanza il 22 settembre 1845 con il signor Bendix Grünlich di Amburgo, commerciante»”.

 

Tony è un po’ come Ursula di Cent’anni di solitudine, nel suo legame con la casa, anzi nella sua identità con il destino della casa.

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