Il noi narrante

“Invece Cecilia scrive di sé e delle sorelle come di un’entità inscindibile. Spesso è difficile intuire di chi stia parlando, e molte frasi oscure evocano nella mente di chi legge la figura di una creatura mitica con dieci gambe e cinque teste”.
Eugenides parla della forma ambigua, collettiva, della scrittura del diario di Cecilia. È la stessa scrittura del “noi” che lui sta utilizzando. Finora la cosa che più mi sta piacendo se Le vergini suicide, questa “entità inscindibile” che narra, un fiume convergente di impressioni, sensazioni che – in quanto non ristrette a una singolarità – sono polifoniche.

  

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