Il Bortolo ideale

Che ci sta a fare il narratore esterno quando parla? Stamattina ho riletto una pagina di Baldi su I promessi sposi, in cui il critico sostiene che la scelta di un narratore extradiegetico in Manzoni comporta una “unilateralità perentoria” , che non consente al lettore di essere libero di orientarsi di fronte alla materia di narrazione. L’autore onnisciente è sempre presente e commenta, giudica azioni e pensieri dei personaggi “imponendo il suo giudizio in un’unica direzione”.

L’accusa finale a questa tecnica narrativa è quella di chiudere tutta la realtà entro le maglie di un “sistema ideologico totalizzante”.  La cosa più subdola del Manzoni, secondo il Baldi, è che non dica giara mente ciò che pensa, ma che lo affido a un sostantivo, a un verbo che già veicola una interpretazione, a un nome che carichi di valutazione un fatto. Insomma: che usi la lingua come uno scrittore. Vogliamo un esempio di come esprimere una valutazione, senza esprimere una valutazione?

“Ai tempi in cui accaddero i fatti he prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, è il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnava la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavano di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavano mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’ube, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia”.

Una critica al l’ironia manzoniana può partire da due direzioni:

– lo scrittore deve subito mettere le carte in tavola e dire come la pensa, senza nascondersi fra le parole.

– lo scrittore deve narrare oggettivamente (???) la realtà (???), lasciando il lettore libero di farsene una idea.

 La prima posizione è affine all’organetto della rivoluzione di cui parlava Vittorini, declinando l’invito di Togliatti ad usare la letteratura come braccio armato della ideologia politica; la seconda credo che poggi le basi su una epistemologia che non trova posto neppure nelle cosiddette “scienze esatte”. Provate ad andare da un fisico e parlargli di realtà, oggi, dopo Heisenberg è Schrödinger.

Quindi come risponde il povero Alessandro a tante critiche?

“Forse voi vorreste un Bortolo più ideale: non so che dire: fabbricatevelo. Quello era così”.

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