Sicilia terra bruciata

Risultati immagini per sicilia terra bruciata

Editore: Frilli
Collana: Tascabili Noir
Anno edizione: 2016
Pagine: 272 p.

«La verità era che quell’esperienza lo aveva costretto a fare i conti con se stesso. A stabilire in qualche misura un elenco anche solo approssimativo di priorità. Ma soprattutto lo aveva posto di fronte alle sue paure e alla sua fragilità. E a questo il commissario non riusciva a rassegnarsi».

Questa è la tonalità emotiva con cui ritroviamo Giacomo Costante, alla sua quarta prova di indagine. Dopo un lungo e forzato periodo di inattività, Costante decide di tornare in commissariato, perché come gli dice la moglie Carla: «Hai un animo da poliziotto. Non puoi farci niente. Non puoi scappare da quello che sei ed anzi è proprio questa idea che ti ha fatto guarire più in fretta». Il ritorno al lavoro, però, si rivela molto impegnativo: non solo un caso di, purtroppo “normale amministrazione”, cioè intimidazioni di stampo mafioso al sindaco e ad un onorevole; ma è l’altro a dare non solo del filo da torcere al commissario, ma direi anche un tono differente alla scrittura di Maimone, al modo di tessere l’intreccio e all’atmosfera del libro, che dal giallo si tinge di noir.

Stavolta Costante si trova alle prese con degli omicidi seriali, che hanno inizio con l’uccisione da parte di un pirata della strada del preside in pensione del liceo cittadino. Subito dopo un altro delitto terribile: una professoressa è trovata uccisa, legata e con la lingua mozzata. La tensione è ben gestita dalla scrittura di Maimone, che usa da navigato giallista la suspence e l’elisione, mostrando e velando al suo lettore le scene, come se avesse una camera da presa, che alterna primi piani ad ambienti.

Ma il passo in più di questa prova autoriale, a mio avviso, è la volontà di creare varie linee narrative. Non solo quelle che seguono i due protagonisti del romanzo (non dimentichiamoci infatti del professore Tancredi Serravalle, che duetta come sempre con Costante per la risoluzione del caso), ma diverse focalizzazioni, che narrano da differenti angolazioni la vicenda. Seguiamo i passi dell’assassino, poi quelli della futura vittima, per tornare alla sonnolenza della vita del commissariato, con la sua prassi e le dinamiche che ormai il lettore “forte” di Maimone ha imparato a conoscere.

Gli omicidi seriali continuano e legano persone che hanno a che fare con il mondo della scuola, tanto che la sensibilità del recensore non può fare a meno di leggervi anche un’amara constatazione dell’autore sullo stato delle cose della scuola italiana, violentata, perseguitata dai “serial legislatori” che si trovano in Parlamento.

Del resto, già il titolo ci invita a leggere il giallo (o il noir) come una via di accesso alla denuncia sociale, siamo nella terra di Sciascia. E così, lo stato del Teatro Bellini di Acireale diventa una metafora della Sicilia intera: «Tancredi, infatti, la considerava la perfetta metafora, una fedele rappresentazione dell’intorpidita anima acese. Si fermò a osservare l’edificio provando a immaginarselo nel pieno del suo splendore. Lo sforzo era titanico, dal momento che poco o nulla restava dello sfarzo di un tempo. Il teatro, infatti, era andato letteralmente in fumo a causa di un incendio che lo aveva completamente devastato nel 1952. (…) Da allora, come spesso accade, i tentativi di recupero si erano limitati a delle mere letture di copione, a qualche abbozzo di ricostruzione rimasto in sospeso e a pulizie straordinarie in attesa dei fondi comunitari.  All’interno i lavori mai completati avevano cancellato ogni traccia del progetto originario, lasciando spazio solo ad una grigia e anonima struttura in ferro e cemento».

Questo cantiere infinito, abbandonato, questa devastazione del bello, incuria e malaffare è il correlativo oggettivo che Vincenzo Maimone usa per rappresentare la Sicilia e l’Italia tutta.

Il romanzo descrive minuziosamente, con il buon impiego di dialoghi realistici, il piccolo mondo della provincia siciliana, con le sue reticenze e le consuetudini. Spesso Sicilia terra bruciata offre dei quadri piacevoli e che mi aprono anche l’idea che la scrittura di Maimone potrebbe esplorare altri territori oltre quelli del giallo. Il capitolo settimo, che io trovo uno dei più riusciti del libro, ci presenta Maria Santonocito, una professoressa di francese che Maimone descrive con tenera ironia e un fondo di magone, per questa signorina che «aveva preferito il niente al qualcosa, e così aveva lasciato che il tempo, e sempre più spesso solo quello, sfiorasse il suo corpo senza  farsi più troppe illusioni e concedendosi ogni tanto qualche momento di piacere solitario o qualche fugace avventura durante le sue fughe all’estero e le sue peregrinazioni parigine». La descrizione dell’arredamento, che riproduce meticolosamente l’interno di una casa parigina rivela «Un’immagine concreta, ma tutto sommato irreale di ciò che avrebbe potuto, o voluto essere, la sua vita, se soltanto avesse preteso, con un po’ più di coraggio. Quel coraggio che le mancava nei momenti decisivi: nell’attimo esistenziale della scelta».

Amiamo un poco la vittima, prima di vedere il suo sangue, nel violento epilogo.

Questa empatia verso le vittime, oltre che verso il duo Serravalle/Costante, ammortizza l’atmosfera cupa del noir, e nonostante la cupa disperazione per il marcio dentro l’uomo e per il degrado di un paese e dell’Italia intera, non fa terra bruciata dell’umanità, di valori che ancora si affermano con forza, seppur con l’indignazione rumorosa o sarcastica di Tancredi Serravalle.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...