Ancora su King, su Franzen, su Eugenides

«Un gigantesco monolite piantato nel cuore degli anni Ottanta (e del reaganismo); una poderosa macchina narrativa che rielabora – in modo quasi sempre originale e inventivo – i grandi topoi della tradizione americana, offrendone una rilettura aggiornata ai tempi».

 

Ogni mattina, per il secondo caffè scelgo un libro a farmi compagnia. Oggi è toccato ad Americana di Luca Briasco. Non l’ho cominciato dalla prima pagina, ma ho iniziato a leggere i saggi relativi ad alcuni romanzi che ho amato. Non potevo che iniziare da quello dedicato a It. Sintetico ed essenziale: mica semplice parlare brevemente di «un’opera colossale eppure meravigliosamente leggibile», che Briasco paragona ad un’armoniosa miscela di Huckleberry Finn, Il buio oltre la siepe e Hawthorne. Senza entrare più di tanto nel merito sulle polemiche autore commerciale/grande autore, la conclusione della scheda su King è lapidaria:

«se la ricerca – a tratti stucchevole – di quell’oggetto misterioso che è il Grande Romanzo Americano fosse avvenuta davvero a 360 gradi, e dal mainstream si fosse avventurata senza pregiudizi anche nei territori di genere, It sarebbe stato un candidato in grado di sbaragliare qualunque concorrenza».

 

Risultati immagini per Americana briasco

 

Saltello poi subito a uno dei libri, da me letto in spiaggia sotto al sole, che mi è piaciuto di più: Le correzioni di Jonathan Franzen. Qui si comincia dall’incipit, che in effetti anche io trovai strepitoso, ricordo che mi colpirono quelle raffiche su raffiche di entropia, che oggi scopro rappresentino un riferimento a Pynchon. Queste righe ho segnato con intensità: «Cinque personaggi complessi, imperfetti, ricchi di sfaccettature, che Franzen racconta mantenendo un equilibrio  quasi sempre impeccabile tra ironia ed empatia». Non solo leggendo Le correzioni avevo notato, senza saperlo esprimere, questo equilibrio tra ironia ed empatia, ma capisco – con il caffè e la fetta biscottata, la terza – che questo equilibrio è una delle cose che mi piacciono negli autori. Non troppa ironia, che ti allontana, che ti fa perdere amore, non troppa empatia, che poi diventa sudaticcia.

E poi, proseguendo in questa scheda ho capito perché poi Purity è così diverso da Le correzioni, così….sottotono? (libro che comunque a me non è dispiaciuto).

E poi, e siamo arrivati quasi all’ora in cui devo svegliare i bambini per portarli a scuola, di volata: Middlesex di Eugenides. La varietà di registri che desta ammirazione, è vero. A me Eugenides spesso desta ammirazione, anche se la voce narrante di Cal poi non risulta credibile. Breve esposizione anche delle recensioni che negli Stati Uniti hanno contribuito a creare un dibattito sul romanzo.

 

La mia non è una recensione: restano 37 schede da leggere. Però mi piace questo potere iniziare un libro dalla parte che decido io. Io ho cominciato dai vecchi amici, poi andrò sugli sconosciuti per i quali ho bisogno di una presentazione.

 

 

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8 Comments

  1. Le Correzioni credo sia uno dei più bei libri degli anni 2000 (a meno che non sia uscito negli ultimi ’90!). It, letto da ragazzo un paio di volte. Magistrale.

    Americana ce l’ho sul fatidico comodino. Prima o poi…

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