Francesca Schipa: A cosa servono i romanzi?

Alla tua domanda, la reazione immediata è stata di stupita difesa, come se avessi tentato di tirarmi un diritto allo stomaco senza preavviso, a tradimento: a cosa servono i romanzi?

A cosa serve ad un pesce l’acqua?

A cosa serve l’ossigeno ad un essere vivente?

Mentre qualcosa dentro di me si rimescolava, io oscillavo tra lo scandalizzato e il ferito.

Superato però lo choc iniziale, ho iniziato a riflettere sul mio rapporto con la lettura in generale, in particolare con i romanzi. I miei favoleggiano di avermi trovata a sfogliare un librone di mitologia quando avevo circa quattro anni, e, al di là delle leggende di famiglia, è vero che ho un legame fortissimo e di lunga data con la narrativa.

Per una serie di motivi, e questa è la mia prima risposta ragionata, i romanzi sono stati la mia via di fuga. Non una porta di ingresso, bada bene, non un portone largo e comodo. Parlo di un pertugio stretto, un passaggio attraverso l’impianto di condizionamento come nei film, un cunicolo scavato col cucchiaio nel muro attorno a me. La fuga era la necessità, l’ossigeno e l’acqua gli obiettivi, un passo più in là le storie, e poi la libertà.

Questa è una parola chiave, tienila a mente.

Libertà.

Continuando a riflettere, a guardare dentro i meccanismi della “me” lettrice, ho però osservato altre rotelle girare e girare. Sono sempre stata curiosa, troppo persino. Nessuno poteva parlare a bassa voce vicino a me, senza che io mi appiccicassi chiedendo “che cosa? che cosa?”. Ecco, gli ingranaggi del “che cosa” non hanno mai smesso di ruotare: i romanzi servivano a soddisfarli, a ungerli. I romanzi portavano le storie e le storie domande e nei romanzi cercavo e trovavo di nuovo le risposte: cosa pensa un colonnello colombiano davanti al plotone di esecuzione, a cosa aspira un docente universitario del Missouri, cosa spinge Mara ad aspettare Bube per quattordici anni? I romanzi contengono un’umanità talmente vasta e differente, più vasta e varia forse della stessa umanità “vera”, da spingermi ancora ad avvicinarmi chiedendo Che cosa? E a trovare nei romanzi (e di riflesso in me stessa) possibili risposte.

Umanità, questa è la seconda parola chiave.

E nei miei pensieri queste due parole sono collegate tra loro e confluiscono in un concetto più ampio.

Attraverso la narrativa si possono creare uomini e mondi, questo è innegabile, ed è facoltà dello scrittore manipolare a piacimento la realtà che crea: abbellisce ciò che è brutto, mostra lati negativi dove i nostri occhi non vedono che bellezza. Il potere dei romanzi -quindi della realtà fittizia, narrata- è enorme, tanto da agire sulla realtà “tangibile”, soprattutto quando in essa prevalgono ingiustizie, fanatismo, dittatura. La narrativa può fornire un grimaldello, può agire da denuncia, da lente di ingrandimento di una situazione in cui umanità e libertà languono, e grazie a questo può essere utile a preservare la libertà e l’umanità attraverso la formazione di uno spirito selettivo. E questo è il motivo per cui le dittature tentano di controllare e censurare anche la narrativa in apparenza innocua. Non lo è mai: leggere un romanzo serve -mi è servito- ad assumere una posizione critica nei confronti del mondo, ad essere aperta alle opinioni altrui, ma anche a non credere ciecamente, a filtrare. A separare, a crearmi un’idea di Bene e di Male.

La terza parola è quindi, per quanto possa sembrare fuori misura, coscienza.

Coscienza viva, selettiva, politica.

Ma alla fine le tre parole -libertà, umanità, coscienza- sono collegate tra loro in maniera indissolubile, fino a formarne una quarta che le comprende e le spiega: nutrimento.

Come il cibo che assumo ogni giorno, scegliendone gusto, qualità e talvolta anche quantità, i romanzi sono serviti e servono tuttora a sostentarmi, e a continuare a farmi crescere nella libertà di scelta, nella conoscenza degli uomini e nella capacità critica. E per questo tipo di alimento sono certa che dietologo o bilancia siano assolutamente inutili.

 

Risultati immagini per Francesca Schipa Verrà l'inverno L'immagine può contenere: disegno

FRANCESCA SCHIPA: Blogger, traduttrice e scrittrice irregolare. Nata a Lecce, vive nei libri.

Ha pubblicato Verrà l’inverno, edizioni Argo.

La trovate su https://dilettieriletti.wordpress.com/

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...