Enza Spinapolice: A che servono i romanzi?

Mi è venuto così. Non ho resistito alla tentazione di rispondere alla domanda “A cosa servono i romanzi? Potrei dire, come è la norma ascoltare a scuola, sin da quando siamo bambini, che “leggere fa bene, che rende colti, che serve ad imparare”. Ed invece non lo voglio dire. Certo, leggere serve sicuramente ad imparare qualcosa, di riflesso. So più cose sulla Parigi dell’800 dai Miserabili che dalle interrogazioni di storia. So più cose sulle piante della giungla da Salgari che da intere stagioni di Geo&Geo. E così via. Ma poi, in realtà, se voglio imparare qualcosa, se voglio “studiare”, leggo un saggio, non un romanzo. E quindi no, non lo voglio dire che leggere un romanzo mi serve ad imparare. Voglio dire invece che i romanzi sono inutili. Che non hanno un’utilità pratica, no ci servono nell’immediato a trovare un lavoro, ad avvitare una lampadina, a far addormentare nostro figlio neonato con le coliche. I romanzi però ci servono per utilizzare una parte profonda della nostra mente. Una parte che si perde nei meandri dell’inconscio, quella parte del nostro cervello di Homo sapiens che ci consente di immaginare. L’immaginazione ce l’abbiamo solo noi umani e, sapete, per far succedere le cose bisogna prima saperle immaginare. In un certo senso si potrebbe dire che i romanzi sono la nostra fucina. Una fucina dove non c’è un tempo, dove non c’è lo spazio, ma ci sono presenti passati e futuri possibili. Ci sono anche mondi paralleli, ci sono mondi distopici, ci sono interpretazioni di fatti realmente accaduti. Ci sono serie a catena di eventi, cascate di avvenimenti che si incatenano e che noi seguiamo. Ci sono parole che si susseguono in un modo talmente perfetto che mentre leggiamo ci batte forte il cuore, oppure sentiamo freddo anche se è ferragosto, oppure prendiamo paura e non abbiamo il coraggio di andare di là a prendere un bicchiere d’acqua. Nonostante siamo fermi, spesso in silenzio, nel momento in cui leggiamo siamo completamente immersi in un’altra realtà, che ha creato l’autore del libro (benedetto lui!) ma anche il nostro cervello, la nostra mente. Spiegare il piacere per le storie, così come il piacere per l’arte, ci spinge ad andare in profondità nel nostro essere uomini. Essere umani. Avere la possibilità di aprire una finestra per infiniti mondi è quasi una magia, una magia che, se ci prende quando siamo bambini, non ci abbandona mai più. Di quando ero piccola ricordo poco. Pochi amichetti, pochi giochi (tutti con mia sorella), pochi vestiti, pochi cartoni animati. Invece ricordo i libri. Ricordo i libri che leggevo, ricordo sfogliare le pagine, ricordo cercare il prossimo da leggere, ricordo raggranellare i soldi per comprarne un altro e poi un altro e un altro. Ricordo scegliere quelli più grossi perché duravano di più (lo faccio ancora!). E poi ricordo l’esaltazione di quando ho imparato a scegliere, a distinguere un Rosamund Pilcher da un Dosto, di quando ho scoperto l’impegno e la lotta, di quando mi sono appassionata ad un autore e ne ho letto dieci o venti di fila. A questo servono i romanzi, a me, Enza. A puntellare la mia vita di emozioni, di corse, di battiti accelerati, di indignazione, di lacrime ed ad avere un piacere mio, solo mio, intimo e che nessuno potrà togliermi mai. “
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Enza Spinapolice è un’archeologa del Paleolitico e si occupa della relazione tra evoluzione biologica e culturale in Homo sapiens. E’ anche una mamma multiculturalista, una lettrice ossessivo-compulsiva e la fondatrice del blog Parla della Russia, dove la trovate sotto lo pseudonimo di Zaidenoll. Su twitter la trovate come @recerusse.
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2 Comments

  1. E” vero..dell’infanzia ricordo anche io sopratutto i romanzi che ho letto. mi ricordo anche la stanza, il colore e la forma della poltrona dove amavo leggere. Ricordo Il piccole donne e piccole donne crescono che m hanno rovinato la vita! o il viaggio al centro della terra che mi ha aperto alla fantascienza e, come dice Enza, all’infinita immaginazione che noi esseri umani abbiamo..e io, mentre leggevo, ero veramente a quel centro della terra raccontato da Verne.. non esisteva altro.. solo il libro che stavo leggendo e la sua storia

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